A Trapani in scena Otello, dramma della gelosia vissuto tra crudeli inganni ed eleganti nudi maschili (Video)

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Trapani, 12 agosto 2019 – Colpo ad effetto per l’Otello di Giuseppe Verdi andato in scena a Trapani in occasione della 71a stagione lirica dell’Ente Luglio Musicale Trapanese, per l’intensa rivisitazione in chiave contemporanea della tragedia shakespeariana portata in scena con la regia di Andrea Cigni.

Qui la storia viene collocata nella prima metà del Novecento, in una caserma in cui gli uomini (i soldati) animano la vita di una piccola isola dell’Egeo appena occupata, con le loro donne e i figli e alla presenza della popolazione locale. La scena è imponente, con le quinte girevoli che permettono veloci cambi di scena.Nel primo atto il colpo registico che non ti aspetti: tre soldati fanno la doccia interamente nudi. Nel gioco del vedo-non vedo, per qualche secondo i corpi scolpiti si mostrano senza vergogna. Sia ben inteso, nessuna volgarità. Cigni usa la provocazione con eleganza e sapiente raffinatezza, e rivisita il testo shakespeariano lavorando sugli snodi psicologici che determinano la dinamica dell’ambiguo.Interpretato da Kristian Benedikt, già veterano nel ruolo, Otello soccombe alla malvagità di un personaggio frustrato. Jago, che, portato in scena da Angelo Veccia, è vinto dall’invidia e dal livore, e desidera recare dolore e sgomento a chi gli è intorno e soprattutto a chi è più in alto di lui. La vendetta meschina di un uomo che vuole riscattare la propria mediocrità. Francesca Sassu interpreta una Desdemona forte e dolce, spinta da grande umana dignità. Desdemona e Otello, la storia di una donna e di un uomo inghiottiti dagli eventi negativi di cui sono circondati.Gelosia, invidia, rabbia, stupidità sono solo gli elementi su cui si sviluppa il racconto di una storia d’amore dal tragico epilogo. Una drammaticità tristemente vera e attuale. Fortissimo il maschilismo che domina tutto il racconto e che passa sopra a tutto, anche a costo della vita, come la cieca crudeltà di Otello nei confronti di Desdemona. “Un Otello che, – come afferma Cigni- è un’opera ‘fisica’ e ‘mentale'”.Il gioco è di svelare il sentimento che si cela dietro la ragione cercando di comprendere dove portano le pulsioni, l’eros e la passione. Nel ruolo centrale di Otello il tenore Kristian Benedikt, dotato di straordinaria potenza fisica e sonora. La Desdemona di Francesca Sassu si caratterizza per un’eleganza vocale ragguardevole; ma gioca le sue carte migliori nella pagina del quarto atto con mille sfumature, colori ed emozioni.Il baritono Angelo Veccia, nel ruolo di Jago, ha affrontato un ruolo così impegnativo e complesso.Note positive anche per il resto dei comprimari che hanno dato vita ad ottimi quadri musicali di assieme. La direzione dell’Orchestra è di Andrea Certa, con le scene e i costumi di Tommaso Lagattolla. Il progetto luci è di Fiammetta Baldiserri.

Lunghi e calorosi applausi per tutto il cast composto da Simona Di Capua (Emilia), Tatsuya Kashi (Cassio), Marco Miglietta (Roderigo), Andrea Comelli(Lodovico), Federico Cavarzan (Montano) e Roberto Agnello (Un araldo).Il Coro lirico preparato e diretto dal M° Fabio Modica ha dimostrato personalità interpretativa e duttilità. Degno di elogio anche il Coro voci bianche “Carpe Diem” diretto dal M° Roberta Caly. Unasala gremita ha salutato festante e compiaciuta questa produzione.Una scelta, quella del nudo, che non mancherà di provocare clamore?La seconda recita sarà domani 13 agosto, alle ore 21.00 al Teatro open air Giuseppe Di Stefano, a Trapani.

Stasera, alle ore 21.00, al Chiostro di San Domenico a Trapani, la replica di Dido and Aeneas con la regia di Isa Traversi.

DOVE ACQUISTARE I BIGLIETTI – Sarà possibile acquistare i biglietti al Botteghino dell’Ente Luglio Musicale Trapanese, sito in Viale Regina Margherita, 1 (all’interno della Villa Margherita), dalle ore 10.00 alle 13.00 e dalle 16.30 alle 19.30), online sul sito www.lugliomusicale.it
Costo biglietti: Platinum € 40,00 – Gold € 30,00 – Silver € 18,00 – Silver ridotto € 13,00 – Economy € 12,00

 


Note di regia

Questa è la storia di un uomo debole e insicuro (Otello) che soccombe alla malvagità di un personaggio frustrato. E’ la storia di un uomo (Jago) che, vinto dall’invidia e dal livore, desidera portare dolore e sgomento a chi gli è intorno e a chi è sopra di lui, per riscattare la propria mediocrità. E’ la storia di una donna e di un uomo (Desdemona e Otello) inghiottiti dagli eventi negativi di cui sono circondati. In una situazione in cui i contrasti (nello caso specifico quelli tra uomini) sono così forti da risolversi solo con gesti estremi, come ad esempio nell’altra morte della vicenda, quella di Roderigo per mano di Cassio.

Interessi primari di potere personale si sovrappongono a sentimenti e passioni che passano così in secondo piano provocando, tra l’altro, la morte dei due protagonisti. Desdemona è vittima (generosa), Otello è vittima (perdente), Jago è l’insoddisfatto codardo burattinaio che si fa carnefice per mano di altri. Quest’opera descrive molto bene la stupidità dell’uomo, una stupidità che quasi irrita nel momento in cui si manifesta.

I contrasti drammatici sono la meschina arroganza di Jago e la sottomessa volontà di Otello, la forza e la dolcezza di Desdemona e il crudele mondo entro al quale lei stessa si trova a vivere, la contrapposizione tra la voglia di potere di Jago e l’inconsapevolezza di Cassio. Ma anche la superficialità degli altri personaggi, troppo occupati a difendere una loro posizione piuttosto che accorgersi di essere vittime di una mente contorta. Non esiste l’amore in quest’opera così come potremmo concepire ‘una storia d’amore’ (esiste il racconto di un amore che viene messo in dubbio), esiste la bramosia, esiste il concetto del possesso, esiste la voglia di potere ad ogni costo. Rabbia, gelosia, invidia, stupidità, debolezza, acredine sono solo alcuni degli elementi che si mescolano al racconto della storia d’amore che vedrà un epilogo terribilmente reale.

Mi sono allontanato volontariamente da Otello descritto come un nero (o negro) comandante vittima di un perfido alfiere indicato come un diavolo accecato dall’invidia, seguendo il concetto (descritto anche da saggisti come Tomasi di Lampedusa) in cui il Moro è un condottiero latino (veneziano), e che probabilmente Moro è il cognome stesso del condottiero. Insomma: m’interessa raccontare una storia, non il colore della pelle di uno dei personaggi; questione che peraltro non interviene minimamente nello sviluppo della storia stessa.

Il tutto si svolge nella prima metà del Novecento, in una caserma in cui gli uomini (i soldati) animano la vita della piccola realtà in cui si trovano a vivere, su un’isola dell’Egeo appena occupata, con le loro donne e i figli e la presenza della popolazione locale. I personaggi sono molto più umani e vicini a noi di quanto si possa pensare.

I percorsi drammaturgici sono due: uno portato avanti dalla frustrazione e dall’invidia (e dall’odio che ne deriva) di Jago per Cassio e l’altro è rappresentato da ‘tutto il resto’ (il rapporto tra Otello e Desdemona, la vita nella caserma e sull’isola, i rapporti funzionali tra tutti i personaggi). Questo secondo percorso subirà una ‘disintegrazione’ grazie all’odio profondo presente nella storia. Ma Jago non è il male assoluto che tutto credono di vedere in questo personaggio, Jago è semplicemente un uomo come molti, inappagato dalla vita (come un impiegato modello che non riesce mai a far carriera per colpa di altri che immancabilmente gli passano avanti) e il livore e l’astio che egli stesso prova non sono altro che quei normali sentimenti di invidia e di rabbia che molti di noi, insoddisfatti della propria vita, provano nei confronti di altre persone. E Desdemona non è la donna docile e superficiale che pensiamo di riconoscere troppo facilmente quando affrontiamo la vicenda di Otello. Desdemona è una donna paziente, forte, materna, degna e anche coraggiosa che purtroppo non riesce a contrastare la forza e la stupida folle debolezza dell’uomo che ama e al quale soccombe, non senza aver lottato.

C’è una drammaticità tristemente vera. C’è la contemporaneità delle dinamiche che attraversano l’opera con i suoi personaggi. C’è anche un senso fortissimo di maschilismo che domina tutto e che passa sopra a tutto, anche a costo della vita, come la cieca crudeltà di un infantile di Otello nei confronti di Desdemona: la donna non viene ascoltata e men che meno creduta, ma semplicemente è ritenuta colpevole a prescindere e dunque deve essere punita. Ci sono i rapporti tra Jago, Roderigo, Cassio e la voglia di potere all’interno di una microsocietà in cui i personaggi vivono o la attraversano (Emilia, Montano, Lodovico…).

Da tutto questo deriva la necessità di rendere visivamente questa microsocietà e raccontare il contesto: di potere, di uomini, di donne, di frustrazione, di contrasto fisico e mentale, entro al quale tutto si svolge.

Otello è dunque un’opera ‘fisica’ e ‘mentale’. I contrasti passano dal corpo dei protagonisti, dalle lotte, dai maltrattamenti, dai corpi che vengono atterrati, dai piedi che schiacciano, dalle mani che picchiano, dal sudore, dal sangue, dalle lacrime, ma passano anche attraverso il contorto esercizio mentale che sottintende le dinamiche di potere e di sottomissione o dominanza tra i personaggi, dagli sguardi, dalle pause, dai silenzi, dalle mezze voci, dalle cose dette e non dette.

La triste realtà raccontata in Otello è il vero elemento di cui preoccuparsi oggi, quella che ritroviamo spesso anche nella nostra contemporaneità. Otello (e Verdi attraverso quest’opera) ci parla di come siamo. Desidero solo mostrare la disarmante crudeltà presente anche nel nostro quotidiano che questa storia racconta. Pensate per un attimo a ciò che vi circonda, alle persone a cui volete bene e a coloro che vi odiano. Leggete le cronache, ascoltate le storie della nostra società contemporanea. Io in questo ritrovo la storia di Jago, di Otello, di Desdemona, di Cassio e ritrovo così noi stessi. Neanche la morte è così terribile come il nostro quotidiano, la morte in fin dei conti è il nulla.

Andrea Cigni

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