Ars, approda la questione morale. Figuccia: “la politica si intesti un linguaggio nuovo”

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“Onorevoli colleghi, la questione morale interroga quest’Aula, interrogare chi riceve la legittimazione popolare per impersonare un’istituzione tale che lo rappresenti pur rimanendone libera, così come vollero con buona lungimiranza i padri costituenti, da qualsivoglia  vincolo di mandato – apre così il suo intervento a sala d’Ercole  Vincenzo Figuccia, deputato dell’Udc all’Ars e leader del Movimento Cambiamo la Sicilia che prosegue – e allora se quel popolo ti legittima, devi assumere un linguaggio e un comportamento nuovo che non può più conoscere ambiguità, che deve attestarsi sui grandi temi, che deve rimanere libero e liberante, che deve altresì superare una subcultura che continua a penalizzarci.

Ambiente, sviluppo, sicurezza, integrazione: se il linguaggio si muovesse attorno a questi pivot sociali, la Sicilia e i siciliani, ne sono certo Presidente,tornerebbero a crescere. E invece il rischio di appiattirsi sulle cose di poco conto, su orticelli privati che saziano i pochi a scapito di molti, è sempre dietro l’angolo. È questa lussuriosa inclinazione è la tentazione per l’uomo politico, per l’uomo magistrato così come per il dirigente e per qualunque altra istituzione incarnata dalla fragilità umana. Come contrapporsi? – chiede all’aula Figuccia. La deriva morale e antropologica ci suggerisce l’improcrastinabilità di un progetto che parta dal basso, un piano botton up, che con ilcoinvolgimento dei cittadini, inizi ad intessere una nuova cultura dell’impresa, dell’ecologia, del rispetto, dell’impegno. È un investimento sociale che richiede tempo e sinergia tra tutti gli attori che oggi educano e trasferiscono valori e contenuti: famiglia,scuola, parrocchie e oratori, centri sportivi. Spostare la lente d’ingrandimento su queste realtà per sostenerle, significa avviare processi di decostruzione dei vecchi codici culturali talvolta nocivi, per codificarne di nuovi. A quel punto la politica farà cose nuove, a quel punto ci sarà una classe dirigente che guardi all’etica non come una delle cose…ma come quella morale razionale della quale Kant parlava nella sua Critica alla Ragion Pratica.E allora signor Presidente – prosegue il parlamentare regionale – non mi scandalizza se qualche collega oggi posa essere sottoposto ad accuse o sotto indagini, mi scandalizza di più una classe dirigente che non programma l’avvenire dei nostri giovani e delle nostrefamiglie, verso un sano mutamento culturale che si affranchi da certe logiche. Signor Presidente, con questo stesso spirito provo ad interpretare ogni singolo giorno il mio mandato, cercando di trasmettere ai miei interlocutori due valori cardine: libertà eresponsabilità. Vanno di pari passo, alzano l’asticella di qualunque ragionamento che cerca di rifugiarsi sotto terra, lo schioda dalla polvere, lo fa elevare come un drone e gli dà l’opportunità di misurarsi con un panorama che forse per questioni culturali, nonavrebbe mai visto. Dobbiamo condurre i nostri amici verso questi spaccati, rassicurandoli che la politica cercherà di fare responsabilmente la sua parte per redimere una Terra afflitta da mille problematiche. È nota la fragilità umana, ma è altrettanto nota la suacapacità di fare analisi, di scollarsi dall’impeto di vortici che bramano per trascinare nel qualunquismo, nel personalismo e nel favoritismo, chiunque si impegni nella cosa pubblica.  La stessa mia scelta di dimettermi dalla carica di Assessore Regionale dàtestimonianza non di viltà ma di un profondo desiderio di integrità e di giustizia sociale che vuole edificare culturalmente quella parte di società ossessionata dalla gloria, dal potere e dal privilegio. Infine, è certamente ascrivibile alla questione morale di che trattasi, alche il comportamento di chi, ricoprendo ruoli istituzionali di rilievo, si sporca con un linguaggio poco consono e rispettoso, disonorando sé stesso e l’intero Parlamento.  E allora – conclude Figuccia – colleghi, si torni ad un linguaggio nuovo, capace di costruire, di creare fiducia, di promuovere autorevolmente dignità e libertà.

Com. Stam.

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