Sicilia: “Bilancio a Rischio”

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È tempo di bilanci. Ci riferiamo ovviamente al “complicato” bilancio regionale che Crocetta deve chiudere. Secondo molti esperti la Sicilia rischia il commissariamento, altri invece sono scettici che ciò accada. Qualche giorno fa Crocetta ha dichiarato alla stampa: «Prepareremo due ipotesi di bilancio: quella con la quale lo Stato interviene e quella senza il suo intervento. È chiaro che i cittadini, Comuni e Sindaci devono sapere che in questo ultimo caso la responsabilità è di un governo nazionale che decide di fare il massacro sociale in Sicilia». Secondo gli osservatori, la mancata approvazione del bilancio rappresenta una violazione della Costituzione, in particolare dell’articolo 81 che prevede “il principio del pareggio di bilancio”. Ne conseguirebbe che il governo potrebbe impugnare il documento contabile che porterebbe al blocco della spesa regionale. Il professore Gaetano Armao, ex assessore regionale, docente di Contabilità Pubblica/Università di Palermo e leader del movimento politico Sicilia Nazione, afferma a riguardo: «Ci sarebbero delle conseguenze finanziarie significative; tre anni fa predissi questa eventualità di default della Regione. […] La Regione ha un debito consistente e non dimentichiamo che Baccei e Crocetta hanno già fatto votare un nuovo mutuo e devono trovare qualcuno che lo finanzi. Anche non in caso di commissariamento, ma con una “semplice” impugnativa del bilancio da parte del governo, ci sarebbe un deterioramento del debito esistente». Nell’analisi di Armao del 31 marzo ca. emerge che “se immaginiamo una crescita del Pil regionale costante all’1%” – e sono previsioni ottimistiche – “dovremo attendere sino al 2030 per ritornare ai livelli pre-crisi. Il Nord ci riuscirà dieci anni prima”. E inoltre, “non c’è più tempo per salvare la Sicilia dal default”; occorrono riforme strutturali, rilancio degli investimenti, fiscalità di sviluppo connessa all’insularità, ma soprattutto classi dirigenti competenti e credibili.

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