2° Congresso Nazionale AIMES- Milano: Malattie autoimmuni più frequenti nelle donne, perché? La teoria del microchimerismo e le cause ormonali

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Chimera, il mostro mitologico metà leone, metà capra ha stimolato la fantasia degli scienziati da moltissimi anni, ogni volta che si ritrovino in un corpo vivente cellule appartenenti ad un altro essere si parla di Chimerismo cellulare,  da più di un ventennio anche gli studiosi che studiano le malattie autoimmuni  attribuiscono la maggior incidenza femminile di queste condizioni al fenomeno del Microchimerismo.

Alcune cellule del nascituro, sia di sesso femminile che di sesso maschile, passano nella circolazione materna diffondendosi in tutto il corpo. Di questa recente ma accreditata teoria abbiamo parlato con Simona Nava, ginecologa, direttore del Centro Medico e Terapeutico Doctors & Doulas, portavoce, in questa occasione congressuale , del gruppo dei medici sistemici milanesi .

Milano, 5 ottobre  2019 – Dottoressa come mai le patologie autoimmuni colpiscono soprattutto le donne? “S’ipotizzano varie teorie: da quella ormonale e quella del microchimerismo. Quest’ ultima ipotesi, non è da tutti accreditata ma per alcuni giustificherebbe la predominanza delle malattie autoimmuni nel sesso femminile. Sembra, infatti, che lo scambio di cellule tra madre e feto in precedenti gravidanze o aborti possa disregolare il sistema immunitario femminile, fino a scatenare la malattia autoimmune. Gli oppositori di questa teoria affermano che non si giustificherebbero le malattie autoimmuni in età giovanile. Ci sono, infatti, casi di malattie autoimmuni già nell’infanzia e nell’adolescenza, quando ancora non c’è stata la gravidanza. La teoria del microchimerismo sostiene, tuttavia, che il feto subisca lo scambio tra materiale materno e fetale e che, in rari casi e verosimilmente in presenza di altri stimoli stressogeni (inquinanti, virus, abbandoni, farmaci ecc), subisca altresì le modificazioni immunologiche in senso autoimmune.

Che ruolo giocano gli ormoni nelle malattie autoimmuni? “Tutte le donne sperimentano nella loro vita almeno due grandi cambiamenti ormonali: la pubertà e la menopausa, molte poi affrontano ulteriori cambiamenti ormonali durante una o più gravidanze e durante il periodo dell’allattamento. Sia la PNEI (psiconeuroendocrinoimmunologia) che la Medicina Sistemica , visioni innovative della medicina moderna, evidenziano che sistema endocrino ed immunologico sono strettamente connessi.  Ogni cambiamento ormonale produce infatti grandi effetti sull’equilibrio immunologico. Sappiamo ad esempio che alti livelli di estrogeni e progesterone (come avviene in gravidanza) cambiano la bilancia del sistema linfocitario in senso antiinfiammatorio (vengono prodotte più citochine dai linfociti T helper 2), mentre bassi livelli di estrogeni e alti livelli di prolattina (come avviene in allattamento) spostano la bilancia in senso infiammatorio (vengono prodotte più citochine dai linfociti T helper 1). Questo è il motivo principale per cui la maggior parte delle malattie autoimmuni (es: artrite reumatoide, sclerosi multipla) migliorano molto durante la gravidanza mentre i loro sintomi peggiorano nel puerperio.

Quale futuro per la cura delle patologie autoimmuni nelle donne? “Grandi speranze per le giovani donne, colpite da malattie autoimmuni, che vogliono diventare mamme. Fino a non molto  tempo fa, una donna affetta da lupus eritematoso, artrite reumatoide o sclerosi multipla si autoescludeva dal desiderio della gravidanza per via della patologia cronica limitante. Oggi, una donna con malattia autoimmune, seguita in un centro specializzato,  può  avere una  gravidanza regolare.  Una giovane mamma, affetta da lupus eritematoso (patologia pericolosa in gravidanza perché associata a trombosi), può proseguire la sua maternità in modo sereno. Da anni, molte donne con malattie autoimmuni, riescono a diventare madri e hanno bambini sani. Centri specializzati, caratterizzati da  mentalità sistemica e composti da team di reumatologi, esperti di patologie autoimmuni e ginecologi sono di grande aiuto per l’assistenza a queste giovani donne che possono anche assumere farmaci senza effetti collaterali.”

Com. Stam. ric. pubbl.

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