Il Natale degli ultimi. Michele Cappadona, Agci: “Per molte aziende siciliane questo è l’ultimo Natale.

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Per tanti lavoratori senza stipendio, è sentirsi ultimi cittadini dello Stato” Un Natale senza sorriso per tante aziende e lavoratori della Sicilia. Governo e burocrazia incapaci di impedire il collasso delle imprese e il precipitare dei lavoratori in stato di povertà e bisogno. Rischio di blocco degli stipendi dei dipendenti comunali e del pagamento dei fornitori.

Le festività natalizie sono un grande momento di solidarietà ma anche l’occasione per bilanci esistenziali. Nei giorni nei quali le comunità e le famiglie si riuniscono, per contrasto gli “ultimi” avvertono maggiormente la loro condizione. Proprio in occasione delle ricorrenze più celebrate dalla collettività, aumenta la percezione della solitudine e dell’alienazione nelle persone più fragili e isolate. E dell’amarezza, rabbia e senso di abbandono dei lavoratori che non vengono pagati.

“È proprio nei momenti in cui la società si riunisce per festeggiare, che gli ultimi avvertono di essere abbandonati”,  dice Michele Cappadona, presidente regionale dell’Associazione Generale delle Cooperative italiane. “Purtroppo non mi riferisco solo ai dati sull’emarginazione sociale che vedono un italiano su sette passare il Natale in solitudine. In Sicilia, più che in altre Regioni d’Italia, sono troppi i lavoratori che non percepiscono lo stipendio, cittadini per i quali il ‘taglio del panettone’ significa che non possiedono letteralmente i soldi per comprarlo e che i tagli alla spesa altro non sono che la consapevolezza di precipitare sempre più in condizione di povertà. L’indice di povertà assoluta in Sicilia è di 621,11 euro al mese, secondo l’Istat. Ma anche chi ha uno stipendio superiore a questa cifra, se in pratica viene costantemente pagato in ritardo si trova in una permanente situazione di povertà e bisogno”, spiega Cappadona.

“I soci e lavoratori delle cooperative che operano nel sociale, fornendo servizi socio-sanitari a persone che hanno particolare necessità di servizi di assistenza e prestano conforto per il “Natale degli ultimi”, si trovano essi stessi in condizioni di grave difficoltà per l’estremo ritardo con cui ricevono il loro compenso, per la lentezza con cui i Comuni erogano le somme alle imprese sociali che forniscono assistenza per conto degli enti pubblici. Le ragioni dei ritardi sono due: le difficoltà di bilancio delle pubbliche amministrazioni e la estrema lentezza con cui la burocrazia procede ad effettuare i pagamenti. I problemi di liquidità dei Comuni dipendono dallo Stato ma anche dalla Regione Sicilia. Un esempio è il Fondo regionale per le Autonomie locali passato, in pochi anni, da 900 milioni di euro all’anno a 280 milioni di euro nel 2017, su cui c’è l’impegno del Governo Musumeci di appostare maggiori somme. Il Fondo nazionale per la non auto sufficienza, in favore dei disabili gravi, è passato invece da un miliardo di euro a 460 milioni l’anno”.

Poiché dal Fondo nazionale arrivano in Sicilia circa 35 milioni, e il fabbisogno è di 220 milioni, il governo Musumeci dovrà approntare per i disabili gravi circa 185 milioni l’anno.
Questo mentre si aggrava la situazione finanziaria della Regione Sicilia, dopo la relazione del 13 dicembre scorso delle Sezioni riunite della Corte dei conti, per la parifica del rendiconto del 2018. “Oltre un miliardo da recuperare in un triennio, un altro miliardo da recuperare entro il 2019 o al massimo entro la fine della legislatura, anomalie nella gestione dei documenti finanziari, obiettivi di risanamento completamente mancati, buco nero dei conti delle società partecipate, criticità estreme nella situazione dei liberi consorzi”, ha sottolineato il presidente della Commissione regionale antimafia, Claudio Fava.

“Sul fronte delle politiche sociali, una delle questioni critiche riguarda i disabili psichici”, continua Michele Cappadona. “In Sicilia ci sono circa 200 comunità di assistenza per i disabili psichici. La responsabilità di garantire l’assistenza è in capo ai Comuni. Il costo mensile per l’assistenza ad un disabile è di circa 2300 euro. Da qualche anno il contributo da parte della Regione si è ridotto dal 60% al 10%, erogato per giunta in ritardo. La situazione è dunque drammatica. Da una parte i disabili psichici non possono essere abbandonati. Si tratterebbe di calpestare diritti fondamentali e incomprimibili. D’altra parte, è impensabile non pagare o pagare in ritardo costantemente chi – cooperative e lavoratori – materialmente se ne occupa.

Questo aspetto si inquadra nel problema ben più ampio della generale gravissima situazione di bilancio dei Comuni siciliani, dei quali tanti, troppi, sono in situazione di dissesto o pre-dissesto. È sotto gli occhi di tutti che la situazione richiede un immediato intervento di risanamento da concordare a livello di Stato e Regione. Su questa emergenza l’Anci ha convocato un’assemblea straordinaria a Palermo il 27 dicembre, chiamando a participare tutti i parlamentari eletti in Sicilia e invitando il governatore Musumeci e il presidente del Consiglio Giuseppe Conte.

Il movimento cooperativo pone la massima attenzione alla soluzione del problema che riguarda il risanamento economico e finanziario dei Comuni, ritenendo però centrale e inscindibile anche quello della lentocrazia delle pubbliche amministrazioni. L’Agci Sicilia assicura la sua determinazione a manifestare pubblicamente e in tutte le competenti sedi amministrative la necessità e urgenza di uscire dall’attuale regime di gestione caotica e disattenzione istituzionale, che crea gravi drammi sociali, lede i diritti dei cittadini e la dignità dei lavoratori”.

Com. Stam.

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