Corruzione all’Anas di Catania, inchiesta lodevole all’indomani delle parole di Cantone

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Violazione delle regole danneggia tutte le imprese sane già colpite dalla crisi, da norme penalizzanti e dalla malaburocrazia.

Cutrone: “è bene che si facciano i controlli, ma sono casi che potrebbero essere notevolmente ridotti se solo si applicassero  la riforma degli appalti e il prezziario regionali.

Più volte abbiamo segnalato che per bitume e calcestruzzo, Anas in Sicilia applica nei propri capitolati prezzi inferiori fino al 40% rispetto alle tariffe ufficiali della regione”

Palermo, 18 ottobre 2019 – Ance Sicilia plaude all’inchiesta sui plurimi casi di corruzione scoperti all’Anas di Catania, che cade all’indomani dell’intervento nel quale il presidente dell’Autorità nazionale Anticorruzione, Raffaele Cantone, ha evidenziato la diffusione record del fenomeno in Sicilia.

Ance Sicilia da sempre denuncia tutte le forme di concorrenza sleale, che vengono attuate violando le regole nella scrittura dei bandi, gestendo in modo spregiudicato appalti di opere pubbliche e corrompendo: tutte pratiche che non solo mettono a rischio la vita dei lavoratori nei cantieri e quella dei cittadini che usufruiscono di infrastrutture che potrebbero risultare realizzate con materiali scadenti, ma che precludono alle imprese sane dell’Isola la possibilità di una leale e trasparente partecipazione ad un mercato già reso asfittico dalla crisi, da norme nazionali penalizzanti e dalla malaburocrazia.

“Per questa ragione – dichiara il presidente di Ance Sicilia, Santo Cutrone – apprezziamo il costante impegno di forze dell’ordine e magistratura rivolto al controllo della legalità nei comportamenti delle stazioni appaltanti e delle imprese, auspicando che le persone coinvolte chiariscano la propria posizione riguardo ai reati contestati”.

“Ma – aggiunge Cutrone – non possiamo non rilevare come quasi tutti i recenti casi di corruzione siano stati pure indotti dalla direttiva europea e dal Codice nazionale degli appalti che hanno introdotto il criterio di aggiudicazione all’offerta più bassa. Criterio penalizzante imposto dallo Stato anche in Sicilia contro una legge regionale del 2015 che andava in senso opposto”.

“Proprio per contrastare questo fenomeno – sottolinea Cutrone – l’Ars ha da poco approvato una nuova riforma che, limitando – per valori di importo non superiori alla soglia di interesse comunitario – la possibilità di ribassi anomali, rende più difficili gli accordi sottobanco. Norma pubblicata in Gazzetta ufficiale e che, fino a quando la Corte costituzionale non si pronuncerà positivamente sul ricorso del Consiglio dei ministri, e ciò non sarà assolutamente scontato, è pienamente in vigore in Sicilia al di là dei falsi dubbi strumentali che tornano a farsi sentire. Basta, quindi, solo applicarla, come è dovuto, per frenare il malaffare”.

“Inoltre – conclude Cutrone – più volte abbiamo segnalato alle autorità competenti l’anomalia rappresentata dal fatto che l’Anas nei propri capitolati d’appalto in Sicilia non applica il Prezziario regionale, ma proprie tariffe spesso di molto inferiori e che, proprio nel caso del bitume e del calcestruzzo, arrivano anche ad essere del 40% in meno. Se a ciò si sommano i ribassi attualmente praticati e figli della legge nazionale, si arriva a valori impraticabili e insostenibili che, senza con questo volere giustificare comportamenti illeciti, ma senza tema di smentita, conducono alla conclusione che imporre prezzi strozzati a imprese disperate inevitabilmente apre le porte alle tentazioni. Quindi, è opportuno che Anas faccia uno sforzo ulteriore per contribuire alla concorrenza trasparente nel settore, attivando sistemi di controllo più efficienti e allineando i propri prezzi alla realtà del mercato insulare”.

Com. Stam.

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