Palermo: Popolo Curdo. L’Amministrazione aderisce all’appello della Rete delle città in Comune per fermare l’invasione turca

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Il sindaco di Palermo, Leoluca Orlando e tutta la Giunta comunale hanno aderito all’appello della Rete delle città in Comune, rivolto alle istituzioni nazionali e internazionali, alle Nazioni Unite, all’UE e al Consiglio d’Europa perché si attivino immediatamente per fermare l’invasione da parte della Turchia dei territori del Kurdistan siriano e prevenire l’escalation di violenza che rischia di colpire il Medio Oriente.
“Esprimiamo la nostra vicinanza e solidarietà al popolo Curdo – scrivono il sindaco e gli assessori – e chiediamo che si fermi immediatamente quella che appare a tutti gli effetti come un’aggressione e un atto di guerra etnica. Siamo estremamente preoccupati per le conseguenze umanitarie e geopolitiche di quest’attacco sul futuro di quell’area e, più in generale, per il possibile ritorno del terrorismo del Califfato islamico che proprio il popolo curdo ha contribuito a sconfiggere, dando vita a una straordinaria esperienza di lotta per la democrazia e l’autodeterminazione”.

Non lasciamo solo il popolo curdo.

Fermiamo l’attacco turco in Siria

Appello nazionale delle amministratrici e amministratori locali

11 ottobre. Siamo pubblici amministratori ed amministratrici, persone impegnate nell’associazionismo, in forze politiche e sociali, semplici cittadini e cittadine. Siamo estremamente preoccupati della escalation di violenza che si è scatenata in Medio Oriente, con l’avvio dell’invasione turca del Nord della Siria. Siamo di fronte a una palese violazione di ogni benché minimo diritto internazionale, all’avvio di una guerra tragica e drammatica che deve essere scongiurata. È bene ricordare che le milizie e il popolo curdo hanno sopportato più di tutti la lotta contro l’ISIS, una lotta che non era certo nell’interesse del solo popolo curdo, ma di tutto il mondo, e che è costata un numero altissimo di vittime e distruzioni, vittime che hanno riguardato anche combattenti provenienti da altri paesi, basti ricordare Lorenzo Orsetti, che hanno riconosciuto in quella lotta una lotta comune di tutte e tutti. Adesso stiamo per assistere al totale abbandono dei curdi al loro destino di fronte all’attacco turco, con la preannunciata uscita di scena delle forze statunitensi nella regione e la dichiarata non ingerenza USA rispetto ad un attacco turco, con conseguenze molto pesanti anche dal punto di vista geopolitico – basti ricordare il ruolo di Assad nella regione. Siamo di fronte ad una realtà che si è data nel corso del tempo una ossatura istituzionale democratica, nel quale la parità di genere è effettiva e non solo dichiarata, un esempio da sostenere e non certo da abbandonare alle volontà espansionistiche di uno stato, la Turchia, guidata da un premier che mette in scacco i principi democratici ogni giorno che passa, e che già “brilla” – ad esempio – per aver sostituito i sindaci curdi legittimamente eletti, in territorio turco. È bene anche ricordare che da quando è stata istituita l’amministrazione autonoma democratica nel Nord della Siria, il confine tra Turchia e Siria settentrionale e orientale è stato fortemente messo in sicurezza e nessuna azione armata contro la Turchia ha mai avuto origine da questo territorio. È chiaro che le accuse dello stato turco relative alle minacce sui suoi confini nel Nord – Est della Siria non sono veritiere. Nei colloqui mediati dall’amministrazione statunitense tra l’autonomia amministrativa democratica della Siria settentrionale e orientale e lo stato turco, l’autonomia amministrativa e le forze democratiche siriane (SDF) hanno dimostrato la loro volontà di lavorare con tutti nella regione per una pace duratura. Come è emerso il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e il presidente turco RecepTayyip Erdogan hanno violato l’accordo negoziato tra l’amministrazione autonoma democratica della Siria settentrionale e orientale e lo stato turco per la tutela dell’area, permettendo di fatto a un’oasi di stabilità e coesistenza di entrare in un altro periodo di sanguinosi conflitti. Inoltre, l’idea di consegnare i combattenti dell’ISIS responsabili, catturati e imprigionati nel Nord della Siria negli ultimi anni allo stato turco è ironica e ridicola, poiché parte di questi combattenti provenivano dalla stessa Turchia. Questi 70.000 prigionieri dell’ISIS attualmente sotto la custodia delle autorità dell’amministrazione autonoma rappresentano un immediato rischio per la sicurezza a livello regionale e internazionale in quanto vi è un grande pericolo che queste popolazioni di prigionieri agiscano da incubatrici per la rinascita del cosiddetto Stato islamico. Un’invasione turca e il lassismo della comunità internazionale non porterà solo lutti e distruzioni per i curdi, ma anche l’ulteriore e irrimediabile destabilizzazione di tutta l’area e la possibile rinascita dell’ISIS e delle sue atrocità.

Pertanto, esprimendo tutto il nostro appoggio e solidarietà al popolo curdo, chiediamo alle istituzioni italiane ad ogni livello, alle Nazioni Unite, all’Unione Europea, al Consiglio d’Europa, di prendere una posizione chiara contro l’invasione da parte della Turchia  nel  Nord – Est della Siria e di sostenere in tutte le sedi opportune questa contrarietà con ogni mezzo possibile.

Facciamo un appello inoltre alla comunità nazionale ed internazionale, e alle organizzazioni della società civile affinché ci si mobiliti e si agisca immediatamente contro la minaccia del risveglio dell’ISIS e dell’annientamento dei popoli del Nord della Siria da parte della Turchia.

il link per appello e adesione online è http://www.lecittaincomune.it/appello_turchia/

direttamente per il form di adesione https://forms.gle/rf2vvrDf27uXSUew7

adesioneappelloCurdi DEF

Com. Stam.

 

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