Anniversari. Cento anni fa l’impresa di Fiume ad opera di D’Annunzio

 -  -  3


Era il 12 settembre 1919, quando l’allora tenente colonnello Gabriele d’Annunzio, a capo di circa duemila “legionari”, ufficiali e soldati regolari che seguirono il poeta compiendo un atto di sedizione, occupò Fiume, nella penisola istriana, rivendicandola come italiana e chiedendone l’annessione alla penisola come atto di risarcimento contro la “vittoria mutilata” seguita alla Prima guerra mondiale conclusasi poco meno di un anno prima.

L’occupazione di Fiume fu un atto di rivolta contro il governo Nitti e contro i governi alleati, che a Parigi avevano negato proprio l’annessione di quella cittadina, abitata da una colonia di connazionali, all’Italia. Fino alla primavera dello stesso anno (1919) D’Annunzio aveva ignorato Fiume, non l’aveva mai citata nei suoi comizi interventisti. Solo il 6 maggio, dal Campidoglio, il poeta parlò di “Fiume nostra e Dalmazia nostra”, prendendosela con gli alleati diventati adesso “nemici” dell’Italia vittoriosa perché le negavano qualcosa che le spettava per diritto; mentre solo a giugno alcuni nazionalisti affermarono di essere decisi a compiere una spedizione armata di volontari a Fiume, per imporre la sua annessione all’Italia, offrendo quindi al poeta il ruolo di capo della missione. I promotori avevano come scopo provocare la caduta del governo Nitti, considerato prono agli alleati, per sostituirlo con un governo autoritario, pronto a decidere motu proprio l’annessione di Fiume all’Italia. Da quel momento tutto cambiò per D’Annunzio, che vide nella spedizione l’ultima occasione per potere risalire la china dell’oblio dove stava inesorabilmente scivolando dopo il primo conflitto mondiale. Arrivato a Fiume, egli vi si insediò come governatore, affiancato da un gruppo di giovani esaltati che con lui condivisero uno spregiudicato stile di vita, accolti inizialmente con favore dalla popolazione fiumana. Ma tale entusiasmo sfiorì in poco tempo e la spedizione fallì i suoi obiettivi. Il governo Nitti infatti non cadde; gli alleati continuarono a osteggiare l’annessione di Fiume all’Italia; i socialisti uscirono trionfanti dalle elezioni; i nazionalisti, fascisti compresi, furono invece clamorosamente battuti dalle urne; la maggioranza della popolazione divenne stanca dei tromboneschi interventi del poeta e delle sue carnascialesche esibizioni. E tutto finì così in una bolla di sapone.

Ciro Cardinale

CS

3 recommended
comments icon 0 comments
0 notes
59 views
bookmark icon

Write a comment...

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *