Telefonia fissa, via al rimborso ma solo se lo chiedi

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Dal 12 luglio le compagnie telefoniche sono obbligate a rimborsare agli utenti i soldi pagati in più per le bollette calcolate su 28 giorni, anziché a mese per la telefonia fissa.

In tale data infatti è stata depositata la sentenza del Consiglio di Stato che ha definitivamente bocciato i ricorsi presentati da Tim, Vodafone & c. contro la decisione del Garante delle telecomunicazioni che ha costretto loro a cambiare modo di calcolo delle bollette, sancendo così definitivamente che i pagamenti devono essere calcolati su base mensile, condannando le società di telefonia al rimborso di quanto lucrato in più ai danni dei consumatori, per un ammontare compreso fra i 30 e i 60 euro ad utente. Ma tutto questo non è automatico. Come ha rilevato anche il Fatto quotidiano di oggi, le società telefoniche sono già pronte a fare “melina” pur di non restituire i soldi dovuti, magari allungando i prossimi periodi di scadenza mensili, fino alla compensazione di quanto dovuto. L’idea di Vodafon, Wind & c. è quella di offrire agli utenti alcuni servizi compensativi in automatico con un meccanismo di silenzio-accettazione. Per cui potremmo non vedere un centesimo indietro, ma sorbirci servizi telefonici assolutamente inutili in cambio. La soluzione per non aggiungere al danno anche la beffa? Non appena riceveremo dalla compagnia telefonica l’offerta di servizi in compensazione, dovremmo inviare una raccomandata a.r. per comunicare la nostra indisponibilità, chiedendo in cambio il rimborso di quanto dovuto. Se la lettera non dovesse sortire alcun effetto, dovremmo instaurare un tentativo di conciliazione al Corecom regionale e solo in caso di conciliazione non riuscita, fare causa a Tim, Tre & c. per avere il rimborso dovuto.

Ciro Cardinale

 

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