Sudafrica, 300 arresti per le violenze xenofobe

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La questione immigrazione non è un problema solamente “occidentale”. Sono oltre 300 le persone arrestate in Sudafrica per le violenze xenofobe ai danni di stranieri. Il paese ha assistito negli ultimi giorni a un crudo spettacolo di scontri, tra autoctoni e migranti, che hanno portato alla morte di 80 persone. Il Governo sudafricano commenta così i fatti: «Condanniamo la mutilazione e l’uccisione dei nostri fratelli e sorelle provenienti da altre parti del continente». Ma le violenze, oltre a scatenare una maxi operazione repressiva, hanno spinto molti stranieri alla fuga. Il presidente sudafricano Jacob Zuma ha lanciato un messaggio agli immigrati del paese, trasmesso poi in tv, da Durban, la città costiera in cui hanno avuto origine circa un mese fa le contestazioni. Zuma si è rivolto a tutti quegli immigrati provenienti dal Malawi, dal Congo, dal Mozambico e dallo Zimbabwe, che in queste ore stanno lasciando il paese per timore che le proteste imperversino sempre di più, e ha detto loro di fare ritorno in Sudafrica una volta che le violenze del Paese saranno sedate. Una dichiarazione esemplare, fatta dal portavoce del Paese che fino al 1993 ha vissuto l’apartheid. I paesi africani vicini al Sudafrica, da cui arrivano la maggior parte degli immigrati, stanno organizzando dei piani di evacuazione e attrezzando dei campi di accoglienza. «Si sta facendo di tutto per riportare la pace e l’ordine nel paese» ha detto il ministro degli Interni Malusi Gigaba. «Il Governo rafforzerà le leggi del Paese e agirà in modo rapido e decisivo». Secondo alcuni dati, sarebbero circa due milioni i cittadini stranieri emigrati in Sudafrica, circa il 4% della popolazione.

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