Confessioni di Orsini, killer a pagamento: “Sparavo cinque colpi, l’ultimo alla testa”

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Giancarlo Orsini era un killer di professione. Aveva le sue tariffe: 25mila euro per uccidere, 4mila per ferire. È stato arrestato a luglio per l’omicidio di Roberto Musci, 33enne pregiudicato. Ha raccontato di essere il responsabile di altre tre gambizzazioni e tre omicidi avvenuti a Roma fra il 2013 e il 2014. Adesso collabora con la giustizia, vive in una cella di isolamento, è stato inserito in un programma di protezione. Grazie alle sue testimonianze, i carabinieri hanno ricostruito gli omicidi di Federico Di Meo e Sesto Corvini, entrambi avvenuti nel 2013. “Mi vestivo da ufficiale giudiziario e sparavo cinque colpi, l’ultimo alla testa, con la vittima già a terra”, racconta Orsini. “C’erano sempre due parti in me: c’era quello che guardava la cosa a distanza e quello che voleva restare umano. La mia compagna era la vittima mia, nel senso che mi vedeva…mi chiudevo in camera, studiavo. Ma era sempre una scusante per tenermi in piedi. Perché in verità, droga o no, nessuno avrebbe fisicamente retto il mio ritmo. Dopo l’omicidio di Sesto Corvini mi sono drogato, avevo pure le allucinazioni. Bevevo solo centrifughe, facevo quattro-cinque giorni senza dormire. Dovevo coprire buffi (debiti ndr), venivo dallo sfratto. E comunque la mia era una guerra solitaria”.

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