La Regione Sicilia svende una delle sue industrie più sane ed importanti

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[dropcap size=big]E[/dropcap]sistono realtà che combaciano con una Sicilia fuori dai canoni a cui siamo abituati. Una Sicilia che ha nel suo territorio modelli economici almeno all’apparenza virtuosi, che travalicano molte di quelle filiere pesantemente segnate da un presente ingeneroso, ma probabilmente macchiato da politiche passate inadeguate e poco attente alle prospettive future d’ammodernamento. Esiste una realtà che da tempo contraddistingue una parte della storia mineraria della Sicilia, che oltre Petralia, in provincia di Palermo, tocca anche cittadine dell’agrigentino, come la Racalmuto di Leonardo Sciascia e quella Realmonte nota per la “Scala dei Turchi”. Stiamo parlando di quelle gallerie che si estendono nel sottosuolo per 25 km, gestite dall’Italkali, un’impresa nata nel 1980 dalle ceneri dell’Ems-Sams, che, tra i principali player in Europa, si occupa del cosiddetto “oro bianco” e lavora sull’estrazione e l’esportazione di salgemma, sale da cucina e altri sali potassici. Tonnellate di salgemma, vengono lavorate da Italkali e vendute in Italia e all’estero con ricavi che si aggirano attorno ai 90 milioni. La gestione della società di sali alcalini è in mano ai privati, con a capo la famiglia di Francesco Morgante, che detiene la maggioranza delle azioni. Nell’impresa è presente anche la Regione Siciliana che adesso, però, è in procinto di “regalare” proprio il 51% di Italkali: così facendo il grande affare del sale passerebbe interamente al privato (gli attuali soci) senza più traccia del pubblico. In pratica dal primo gennaio di quest’anno è decaduta la partecipazione, in base a quanto prevede la legge di stabilità del 2014. La Regione, il socio pubblico dunque, ora dovrà essere liquidata entro la fine di quest’anno con l’uscita dalla compagine azionaria. La cosa inverosimile è che il prezzo di quel 51% in possesso della Regione Siciliana verrà proposto o forse imposto alla restante parte degli azionisti, ovvero a quel 49% rimanente che adesso valuta il tutto per la ridicola cifra di 3 milioni di euro. Ma come dovrebbe essere calcolato il valore della restante parte delle azioni? Chiaramente sul valore dei bilanci della società. E proprio considerando questi, la cifra è da ritenersi veramente irrisoria; a tal punto da farci chiedere come stia procedendo in questa operazione l’Assessore regionale al bilancio e all’economia. Perché si stanno svendendo le quote praticamente regalandole? E con l’avallo di chi? Salta anche all’occhio dei non vedenti che le azioni stanno per essere cedute all’azienda che fattura 65 milioni euro l’anno quasi gratuitamente e non si capisce per quale motivo la Regione Siciliana non riesca a esercitare un certo potere contrattuale sulla trattativa. A Realmonte e a Palermo ci dicono che Morgante, nel tempo, ha saputo aumentare il proprio potere, quasi da riuscire a “dettar legge” a chiunque, soprattutto per gli affari che riguardano la propria attività. Quell’attività che comunque sembra non rilasciare alcun benessere economico alle comunità territoriali coinvolte, ma solamente alla famiglia che la gestisce. Intanto per la produzione di fertilizzanti complessi ricavati dalla kainite, Morgante ha già pronti investimenti per ben 250milioni di euro, che amplieranno la zona del sottosuolo dove già insiste l’impresa. Ma si apre subito un’altra questione: Morgante chiede al Comune di Realmonte la perimetrazione dell’area interessata dai nuovi lavori con un chiaro “no” del Sindaco. Ma questo è un altro caso. Tornando a prima ribadiamo: Perché la Regione svende i propri capitali e quindi anche se stessa?

Rogero Fiorentino

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