La Turchia alle urne

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Nella giornata di oggi il popolo turco è chiamato al voto. Sono le prime elezioni tenute dopo il discusso referendum voluto da Erdogan, e la conferma del Sultano non è scontata.

ELEZIONI ANTICIPATE

Le elezioni errano inizialmente previste per il prossimo anno, ma dopo l’incontro di Erdogan con Devlet Bahceli, leader del partito nazionalista turco, si è deciso di anticipare l’appuntamento con le urne. Sono ansiosi si mettere alla prova il nuovo sistema presidenzialista sorto dal referendum tenutosi nell’aprile dello scorso anno, ed approvato con una maggioranza molti risicata.

Il referendum ha sancito la trasformazione della Turchia in una repubblica presidenziale, con l’unione delle figure di Capo di Stato e Capo di Governo. La riforma dota la figura del Presidente di numerose prerogative, estese anche sul potere giudiziario: può a propria discrezione nominare svariati membri dell’organo di controllo degli organi giudiziari (una sorta di CSM) nonché diversi membri della Corte Costituzionale.

LA RIFORMA COSTITUZIONALE

A ben vedere fu questo uno dei motivi che gettarono più ombra sul contenuto della riforma, in quanto si sarebbe assommato nelle mani del candidato vincitore un potere enorme, già notevole in virtù del sistema previgente. Inoltre, queste ulteriori prerogative costituiscono un’ulteriore minaccia alla libertà d stampa, già gravemente compromessa nei precedenti 15 anni di presidenza Erdogan.

Tutti affermano che condurre giornalismo professionale in maniera libera è diventato sostanzialmente impossibile. Nel corso degli ultimi 10 anni tutte le maggiori testate giornalistiche o sono state acquistate da imprenditori considerati vicini ad Erdogan oppure sono state messe in condizioni di non svolgere materialmente il loro lavoro. Arresti, denunce, processi hanno sfoltito un gran numero di valenti giornalisti e testate rimaste ancora indipendenti. E quei pochi che ancora sono rimasti in attività combattono ogni giorno con la mancanza di risorse, in quanto molti potenziali inserzionisti vengono scoraggiati ad associare il proprio nome a testate sconsiderate “scomode”.

LE OPPOSIZIONI

Questa volta la vittoria di Erdogan sembra meno certa che negli scorsi anni. La nuova legge elettorale, come mezzo concesso ai partiti per poter superare l’alta soglia di sbarramento (10%), consente di poter presentare liste coalizzate. Ed anche se il partito di Erdogan, l’islamista e conservatore AKP, è riuscito ad ottenere il sostegno del forte partito nazionalista, queste elezioni vedono coalizzati contro il Governo uscente tutti i 4 maggiori partiti di opposizione. In particolare, Muharrem Ince, leader del Partito Repubblicano del Popolo, è il candidato favorito per un testa a testa con Erdogan, che potrebbe portare al ballottaggio. Infatti, molti dubitano che questa volta Erdogan riuscirà ad essere eletto al primi scrutinio.

In queste elezioni per la prima volta, grazie alla freschissima riforma costituzionale, si vota sia per eleggere il Presidente che per eleggere i rappresentanti al Parlamento. E qui sta probabilmente il limite più grande dei partiti di opposizione, i quali sono uniti per il Parlamento ma non sono riusciti a trovare un accordo su un candidato unico. Di conseguenza, ciascuno correrà con il proprio candidato.

Questa situazione, alla luce della nuova riforma, potrebbe portare però a due situazioni ugualmente problematiche: se vincesse un leader dell’opposizione (verosimilmente Ince) si troverebbe a dover governare con un Parlamento dominato dall’alleanza Erdogan/Bahceli; se vincesse Erdogan, si troverebbe a dover gestire una fortissima opposizione in assemblea, che potrebbero creare molti problemi per varare le nuove misure che Erdogan vorrà adottare (molto dipenderà da quanto buoni saranno i risultati del suo singolo partito).

E se un tempo era una mossa lecita quella di sciogliere il Parlamento ed indire nuove elezioni nella speranza di un’Assemblea più favorevole, con la nuova Costituzione la strada non è più praticabile. Infatti è stabilito che le elezioni per l’Assemblea si svolgano contemporaneamente con quelle per il Presidente. Dunque: niente Assemblea, niente mandato!

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