RAI, il presidente dell’Antimafia regionale Musumeci: “Non si può pretendere il pagamento del Canone se poi si continua a privare la Struttura aziendale in Sicilia di uomini e mezzi”

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“La Rai non può pretendere dai siciliani il pagamento del canone se poi continua a privare la struttura aziendale in Sicilia di uomini e mezzi. Tanto vale chiudere tutto”.

L’accusa è del presidente della Commissione Antimafia all’Ars Nello Musumeci, che assieme a colleghi di altri gruppi ha presentato una circostanziata mozione con la quale “impegna il governo della Regione ad intervenire presso la Direzione centrale della Rai, per esprimere il diffuso malcontento della utenza isolana che paga regolarmente il canone, senza ricevere un adeguato corrispettivo nel servizio pubblico radiotelevisivo”.

Testo integrale della mozione:

L’Assemblea Regionale Siciliana,

premesso che

-la Rai, Radiotelevisione Italiana Spa, è concessionaria in esclusiva del servizio pubblico radiotelevisivo, esercitato secondo quanto previsto dalla legge 3 maggio 2004, n.112;

-il doveroso impegno del Governo nazionale teso a ridurre la evasione dell’imposta sul possesso tv non può prescindere da una contestuale politica aziendale che agisca a tutela dei consumatori e dei cittadini paganti il canone e perciò aventi diritto ad un servizio pubblico adeguato;

-si assiste invece, da parte della direzione centrale della Rai,  ad una politica di apparente austerità e di contenimento del servizio pubblico sempre più assurda ed irragionevole,  che si è tradotta soprattutto a danno della articolazione aziendale regionale della Sicilia;

tenuto conto che:

-nessun potenziamento è stato effettuato nella sede di Palermo e nelle quattro sedi dove operano i redattori territoriali: Messina, Siracusa (con Ragusa), Agrigento (Trapani) e Caltanissetta (Enna). Gli unici innesti nuovi della Rai nell’Isola risultano essere due vincitori del “concorsone” espletato un anno fa e che svolgeranno le funzioni di redattori territoriali a Siracusa (per sostituire un collega andato in pensione) e ad Agrigento, mentre a Messina rimane vacante il posto di un redattore territoriale deceduto di recente. Ancora più significativa appare la mancata integrazione degli operatori cameran in dotazione alla sede di Palermo (da 9 ridotti a 3) e nell’Ufficio di Catania (da 4 a 2);

-tale scellerata logica trova conferma nella  progressiva riduzione dell’Ufficio di corrispondenza di Catania, dove: a) il coordinatore,  andato in pensione da un anno, non è stato sostituito, di fatto delegando le funzioni di coordinamento  di quell’Ufficio a due giornalisti veterani  che da tempo si alternano nei turni  e si rapportano con Palermo, esercitando un ruolo di responsabilità che però non viene loro riconosciuto; b) altrettanto evidente appare la volontà, nel piano di depotenziamento di Catania, di  non volere procedere alla nomina di alcun vice caporedattore, rendendo sempre più limitata l’autonomia operativa dell’Ufficio;

–il drastico ridimensionamento dell’Ufficio di Catania  non trova alcuna ragionevole spiegazione, in considerazione del fatto che la redazione etnea produce il 50% del tg regionale, eppure rimane ulteriormente penalizzata dal mancato inserimento nel progetto di “digitalizzazione” che rende più complicato il rapporto operativo con Palermo;

-considerato che:

-l’impegno e la professionalità profusi in Rai Sicilia da vertici regionali non bastano a compensare la evidente penuria di personale giornalistico e tecnico, costringendo a produrre un’offerta non competitiva e palinsesti sempre più poveri, con la cancellazione del rotocalco settimanale, con l’assenza di servizi speciali, di rubriche di approfondimento e con una informazione assai limitata nei giorni feriali e quasi del tutto assente nei giorni festivi;

-in una regione di frontiera come la Sicilia che per la sua stessa collocazione geografica meriterebbe una attenzione particolare da parte dei vertici del servizio pubblico,  serve invece una programmazione più vicina alle realtà locali, anche a quelle più periferiche;

-il depotenziamento delle strutture Rai in Sicilia coincide con la sensibile contrazione subìta dal servizio radiotelevisivo privato negli ultimi anni nell’Isola,  con la scomparsa di decine di testate giornalistiche, alcune delle quali anche “storiche” per anzianità e qualità, determinando così una inevitabile riduzione dell’area del confronto e del pluralismo delle idee e consolidando una preoccupante area di disoccupazione professionale dei giornalisti, tecnici, amministrativi e pubblicitari;

impegna

il Governo della Regione ad intervenire presso la Direzione centrale della Rai: a) per esprimere il rammarico del Parlamento regionale, interprete del diffuso malcontento della utenza isolana che paga regolarmente il canone annuo senza ricevere un adeguato corrispettivo nel servizio pubblico radiotelevisivo; b) per chiedere il potenziamento urgente delle strutture operanti nell’Isola,  in termini di personale e di mezzi; c) per sollecitare l’adeguamento dei palinsesti– anche di quelli nazionali – alle esigenze dettate dalla necessità di raccontare i disagi e le potenzialità della Sicilia, terra drammatica e meravigliosa al tempo stesso, specie nel suo nuovo  protagonismo assunto nel panorama internazionale e nel bacino euro-afro-asiatico.

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