Una chiacchierata con Marcello Foa, fra cultura e nuovi media

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Siamo a Pietrasanta, in una soleggiata giornata d’autunno toscana. Un uomo in giacca cammina sorridendo fra le colonne del chiostro di Sant’Agostino, attirando gli sguardi dei presenti. È Marcello Foa, il nuovo presidente della Rai, al centro di infinite polemiche nei primi caldi mesi del nuovo governo. Sta per intervenire a una conferenza sui nuovi media nel festival letterario indipendente di Libropolis.

Tiene sotto braccio vari libri: fra gli altri un volume sul Medio Oriente e il Dizionario dell’Omo Salvatico di Papini, segno di erudizione e libero pensiero. Incuriositi ci avviciniamo per intervistarlo.

D: Cosa pensa di questa iniziativa portata avanti da giovani al di fuori del circuito mainstream, non solo dei media ma anche della cultura e della letteratura?

R: Penso solo bene, io incoraggio molto queste iniziative. Tra l’altro sono membro del comitato scientifico di Libropolis da prima della mia nomina in Rai. Trovo che sia molto positivo vedere così tante persone che si interessano alla cultura. Il fatto che vi siano tanti piccoli editori che hanno la possibilità di mettersi in mostra e farsi conoscere è quanto mai necessario. Sostengo molto volentieri queste iniziative, che ampliano lo spettro culturale del Paese. Queste iniziative fanno parte del panorama culturale italiano e meriterebbero maggiore visibilità, per cui ben venga il successo della manifestazione.

fra intervista libropolis
Foa intervistato da Alessandro Bonetti

D: Cosa pensa dei nuovi media, dato che lei ricopre una carica importante in un mezzo di comunicazione tradizionale?

R: Sono sempre stato uno dei pochi giornalisti che non ha mai attaccato i nuovi media e i blogger. Anzi, al contrario ne ho difeso le ragioni per un motivo molto semplice: io da sempre ritengo che fondamentalmente la nostra categoria (dei giornalisti, ndr) non abbia analizzato le ragioni della progressiva disaffezione del pubblico. Sono convinto che grandi media autorevoli, che hanno le risorse economiche e strutturali per fare buon giornalismo e buona cultura, dovrebbero imparare questa lezione, magari anche dare prova di umiltà e cercare di ricostruire attraverso la credibilità, l’autorevolezza, l’apertura mentale il rapporto fiduciario con il pubblico. Sono molto convinto di questo, è chiaro che un grande Paese, una grande democrazia ha bisogno di grandi media autorevoli e liberi, in cui chi si esprime possa farlo nel migliore dei modi.

D: E la Rai?

R: Come presidente della Rai, in assoluta sintonia con l’amministratore delegato Fabrizio Salini, questo è uno dei nostri obiettivi, che cercheremo di perseguire nel modo migliore rimandando naturalmente alla fine del nostro mandato i bilanci. Questa è una missione molto importante ed è davvero fondamentale che i grandi media recuperino l’autorevolezza e soprattutto la fiducia di una parte importante del Paese, che oggi chiaramente manca. Perciò bisogna porsi in questa prospettiva.

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