Spread e parole

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Come prevedibile, venerdì i mercati hanno reagito in modo turbolento all’approvazione della nota di aggiornamento al Documento di Economia e Finanza (DEF). Il governo ha raggiunto l’intesa per un rapporto deficit/pil del 2,4%, superiore al valore dell’1,6% su cui Italia e Unione Europea si erano accordate.

Il varo della manovra ha allarmato i mercati principalmente a causa delle voci di possibili dimissioni del ministro dell’Economia Tria (considerato il “pompiere” del governo), della contrarietà alla manovra di membri della burocrazia di Bruxelles e dei timori sulla sostenibilità del debito pubblico, anche se gli effetti espansivi sull’economia potrebbero controbilanciare l’aumento del debito.

La giornata è iniziata all’insegna dello scontro fra euroburocrazia e governo gialloverde. Prima dell’apertura dei mercati il commissario UE agli Affari Economici, Pierre Moscovici, ha rilasciato all’emittente francese BFMTV dichiarazioni critiche verso la manovra. “Rispettare le regole non è una cosa che [le autorità italiane] fanno per noi ma per loro, perché quando un Paese si indebita si impoverisce”, ha affermato. Moscovici ha aggiunto che ogni euro per il debito è un euro tolto ai servizi e ha ventilato la possibilità di sanzioni contro l’Italia, affermando però di non essere “nello spirito delle sanzioni”. Insomma, parole forti, ma il commissario lancia il sasso e ritira la mano.

commissario europeo moscovici
Il commissario europeo Moscovici

Dalle parole europee alle parole italiane: non si sono fatte attendere le risposte di Di Maio e Salvini. Per il primo, più cauto, non c’è “intenzione di andare allo scontro” e “l’intervento di Moscovici [è] interlocutorio, le preoccupazioni sono legittime ma il governo si è impegnato a mantenere il deficit/pil al 2,4% e vogliamo ripagare il debito”. Salvini invece ha sottolineato che se la Commissione boccerà la manovra il governo andrà avanti senza remore.

Entrambi i vicepremier hanno rimarcato che il ministro Tria non è in bilico, ma nonostante ciò l’incertezza sui mercati ha comunque spinto lo spread al rialzo. In mattinata il differenziale BTP-Bund è immediatamente balzato dai 237 punti di giovedì sera a 260, toccando il livello massimo alle tre di pomeriggio (281 punti).

Hanno avuto un effetto positivo le parole del presidente del Consiglio Conte all’uscita da Palazzo Chigi dopo le 15. Il premier ha rassicurato i mercati: “Lo spread sarà coerente con i fondamentali della nostra economia; vogliamo ridurre il debito e lo ridurremo attraverso la crescita”. Conte ha tenuto bassi i toni per evitare lo scontro diretto con l’UE (“L’Italia non è un problema per l’Europa, vuole essere una risorsa per l’Europa”) e ha confermato che Tria non è in discussione.

Dopo le parole di Conte lo spread è sceso progressivamente portandosi da 280 punti a 267 punti in chiusura.

spread
Andamento dello spread il 28 settembre 2018 (fonte: Sole24Ore)

Ma la giornata non è finita qui. Lo scambio di dichiarazioni fra governo e Commissione Europea è proseguito in serata. Alle 19 (ora italiana) in una conferenza a Riga il vicepresidente della Commissione Dombrovskis ha pronunciato ancora una volta dure parole: “Quello che emerge finora dalla discussione in Italia non sembra in linea col Patto di stabilità. È importante che l’Italia si attenga a politiche di bilancio responsabili per tenere i tassi bassi”.

Vedremo come nei prossimi giorni l’opinione pubblica e i mercati reagiranno a questi continui contrasti, a questa politica europea ed italiana combattuta a colpi di spread e parole. È però vero che, seppure alcuni membri del governo italiano potrebbero essere più cauti nelle loro esternazioni, anche i commissari europei potrebbero adottare un comportamento più collaborativo, che allarmi di meno i mercati. Ma si sa, ognuno sta giocando la sua strategia e il significato di molte mosse sarà chiaro solo con il tempo.

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