Trump e il fardello della NATO

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Mercoledì 11 e giovedì 12 luglio si è svolto il tanto atteso vertice NATO in quel di Bruxelles. Uno degli incontri più burrascosi degli ultimi tempi, con un Donald Trump davvero scatenato.

Già alla vigilia dell’incontro la situazione appariva burrascosa, ma durante il primo giorno del summit il presidente americano ha dato il meglio di sé. Primo attacco: gli alleati europei contribuiscono poco. Secondo il presidente, tutto il gravame per le spese militari dell’Alleanza atlantica pesa sulle spalle dell’America, la quale si accollerebbe il 90% del totale. Quest’anno gli Stati Uniti pare abbiano dedicato il 3,5% del proprio PIL alla NATO, mentre la maggior parte degli alleati europei non sarebbe andata oltre il 2%.

In verità, ogni Stato membro è tenuto a devolvere esattamente il 2% del proprio PIL alla difesa, di cui l’1% direttamente alla NATO. E quando il segretario generale Jens Stoltenberg ha cercato di calmare le acque sostenendo che tutti gli Stati presenti sono focalizzati sull’obiettivo originario del 2%, Trump se ne è uscito auspicando che le spese dei vari Paesi raggiungano ben il 4%! Una cifra impensabile. Perfino il Presidente Conte, intervenendo sulla questione della sicurezza nel Mediterraneo, ha chiaramente ribadito che l’Italia non intende rettificare la propria contribuzione.

 

IL DOPPIO GIOCO TEDESCO

Altro attacco che ha suscitato scalpore è stato quello nei confronti della cancelliera Merkel. A detta di Trump, la Germania è un Paese controllato dalla Russia, da cui riceve più del 60% del suo fabbisogno energetico. E trova inconcepibile che essa chieda protezione dalla stessa nazione con cui fa affari per miliardi di dollari. Come se la Russia fosse una sorta di “nemico del Mondo” con cui ogni contatto è severamente proibito.

 

Emerge sempre più chiaro la dura divergenza fra Stati Uniti e Unione Europea. Divergenza politica, economica, ora anche militare, e che diviene anno dopo anno sempre più grave. E se vi erano molte voci critiche nei confronti del sistema NATO già ai tempi del mite Obama, ora il presidente Trump non sembra il soggetto più indicato per appianare le divergenze.

 

FUNERALE POLITICO

La seconda giornata è stata relativamente più tranquilla, i cui punti fondamentali sono stati la conferma della prossima entrata della Georgia nell’Alleanza e le rassicurazioni fornite al presidente Poroshenko sulla questione dell’integrità territoriale dell’Ucraina.

Forse l’evento più interessante è stato però un consiglio straordinario riunitosi nella mattinata fra gli alleati europei, in seguito a voci secondo cui il presidente Trump avrebbe minacciato una uscita degli USA dalla NATO. Della fondatezza di questa pesante affermazione (che ovviamente sconvolgerebbe gli equilibri di forza internazionali) non è dato sapere. Tuttavia, dopo la solenne promessa da parte degli interessati di aumentare (in qualche modo) nel prossimo futuro le proprie contribuzioni, Trump ha smentito ufficialmente queste voci in una conferenza stampa a margine dell’incontro.

 

Nel complesso non si è trattato di un incontro davvero proficuo, nel quale a modeste aperture ed intese si sono contrapposti pesante screzi. E, non a caso, qualche commentatore a caldo ha addirittura considerato questo vertice come il “funerale politico della NATO”. Forse non è così, e l’Alleanza atlantica durerà ancora molti e molti anni. Ma bisogna essere onesti, e riconoscere, da europei, l’attualità e la gravità delle divergenze a cui accennavamo sopra. Bisogna essere consapevoli del fatto che il prezzo da pagare per mantenere le cose come sono sempre state ha una geometria variabile: gli USA riconoscono e tutelano gli interessi degli altri solo nella misura in cui coincidono con i suoi. E forse questo prezzo per noi è divenuto ormai troppo oneroso.

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