Regolamento UE sull’indicazione d’origine dell’ingrediente primario

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Pescara, 16 maggio 2018: A gennaio 2018 è stato pubblicato lo schema di regolamento di attuazione del “Food Information Regulation”, stilato il 25 ottobre 2011 dalla Commissione europea (UE 1169/11), che prevede l’obbligo di indicare in etichetta l’origine dell’ingrediente presente in percentuale maggiore del 50% quando essa non coincida con il luogo d’origine dichiarato o suggerito da simboli o nomi presenti sul prodotto.
Lo scopo dichiarato è quello di garantire maggior chiarezza al consumatore e contrastare fenomeni quali l’italian sounding, ovvero l’utilizzo di denominazioni geografiche, immagini e marchi che evocano l’Italia (ma anche altri paesi europei) per commercializzare prodotti non riconducibili al nostro paese.
Tuttavia, molte critiche sono state sollevate dalle deroghe inserite dalla Commissione nel 2018, che rischiano di rendere vano il tentativo di fornire maggior chiarezza al consumatore. L’obbligo di indicare la diversa origine dell’ingrediente primario, infatti, non si applicherà a prodotti DOP, IGP, STG e saranno esentati anche i marchi registrati esistenti e futuri. Quest’ultimo punto potrebbe avvantaggiare le cosiddette lobby del “Big food”.
Il regolamento UE 1169/11 diverrà esecutivo a partire dal I aprile 2019 e toglierà efficacia ai decreti emanati in materia dall’Italia, da molti considerati più efficaci in materia di tutela del Made in Italy.

È necessario capire se sia più opportuno emanare un regolamento unico, sulla base dell’UE 1169/11, e valido per tutti gli Stati europei, oppure se sia preferibile che ogni paese emani i propri decreti su base nazionale.

Per i favorevoli, bisogna favorire una normativa uguale per tutti gli Stati membri in materia di etichettatura degli alimenti, per fornire maggiori informazioni ai consumatori europei, dare le stesse regole a tutte le aziende dell’Ue e contrastare qualsiasi “deriva nazionalistica” che produrrebbe distorsioni nelle leggi comunitarie.
Per i contrari, invece, la normativa UE 1169/11 presenta enormi problematiche e non è in grado di tutelare le diverse specificità in materia di etichettatura degli alimenti. L’Italia, esposta al fenomeno dell’italian sounding, dovrebbe necessariamente provvedere in maniera autonoma alla tutela dei propri marchi.
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Com. Stam. fonte www.proversi.it

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