Ustica l’aereo fu abbattuto da un missile

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Era il 27 giugno del 1980 quando un aereo di linea Douglas dc9 della compagnia aerea italiana Itavia, decollato dall’Aeroporto di Bologna e diretto all’Aeroporto di Palermo, si squarciò in volo all’improvviso e cadde nel braccio di mare compreso tra le isole tirreniche di Ustica e Ponza. A seguito dello schianto persero la vita tutti gli 81 passeggeri occupanti l’aereo. Sono passati più di trent’anni dall’incidente, ma ancora oggi molti aspetti di questo disastro, a partire dalla causa stessa, non sono stati chiariti. Un velo di mistero, ha sempre avvolto la vicenda che sin dalle prime ricostruzioni è stata tutt’altro che limpida. Già il recupero delle salme infatti pose non pochi problemi agli inquirenti che si occuparono della ricostruzione. Degli ottantuno passeggeri soltanto trentotto furono le salme recuperate e sottoposte ad esame autoptico. La procura di Palermo incaricata dell’inchiesta chiese ai periti di indicare: causa, mezzi ed epoca dei decessi; le lesioni presentate dai cadaveri; se su di essi si ravvisassero presenze di sostanze tossiche e di corpi estranei; se vi fossero tracce evidenti di ustioni o di annegamento. La perizia riscontrò come, sulle salme, fossero presenti oltre  ai grandi traumi da caduta (a livello scheletrico e viscerale), sia lesioni enfisematose polmonari da decompressione, tipiche di sinistri in cui l’aereo si apre in volo e perde repentinamente la pressione interna. Il risultato di questa perizia, insospettì la Procura, che iniziò a battere la strada di un possibile complotto terroristico, richiedendo una nuova perizia atta a confermare tale teoria. Si procedette così ad un controllo radiografico delle vittime, alla ricerca di residui metallici, risultò positivo su cinque cadaveri. La tesi apparve però respinta quando alla conclusione delle perizia si evidenziò come per le caratteristiche morfologiche e dimensionali, la provenienza dei minuscoli corpi estranei non potessero provenire dall’eventuale frammentazione di involucro di un qualsiasi ordigno esplosivo. Nel 2007, a ventotto anni dalla strage, la procura di Roma decise di riaprire una nuova inchiesta a seguito delle dichiarazioni rilasciate da Francesco Cossiga. L’ex presidente della Repubblica, presidente del Consiglio all’epoca della strage, che ha dichiarato che ad abbattere il DC-9 sarebbe stato un missile «a risonanza e non a impatto», lanciato da un velivolo dell’Aéronavale decollato dalla portaerei Clemenceau, e che furono i servizi segreti italiani ad informare lui e l’allora ministro dell’Interno Giuliano Amato dell’accaduto. Dopo trentacinque anni la notizia che sconvolge un po’ tutti, la cosiddetta strage di Ustica sarebbe effettivamente da addebitarsi a un missile lanciato contro il Dc-9 da un altro aereo che intersecò la rotta del volo Itavia e sono da escludersi le ipotesi alternativa della bomba collocata a bordo o del cedimento strutturale. A sostenerlo la prima sezione civile della corte d’appello di Palermo nella sentenza con cui ha rigettato gli appelli che l’avvocatura dello Stato aveva promosso contro quattro sentenze emesse nel 2011 dal tribunale del capoluogo siciliano in merito alla vicenda del disastro. A ricorrere al rito civile, citando i Ministeri dei trasporti e della difesa, erano stati 68 familiari delle vittime assistiti dagli avvocati Daniele Osnato e Alfredo Galasso che in primo grado si erano visti riconoscere un danno pari a oltre cento milioni di euro. Secondo la Corte d’Appello rimane confermata la responsabilità dei due dicasteri per non aver assicurato adeguate condizioni di sicurezza al volo Itavia 870. La Corte d’Appello ha dichiarato la prescrizione al risarcimento da depistaggio per intervenuto decorso del termine quinquennale. Ha però confermato il risarcimento da fatto illecito rinviando all’udienza del 7 ottobre 2015 per l’esatta quantificazione del danno. “Con queste quattro sentenze – commenta l’avvocato Daniele Osnato – la Corte di Appello di Palermo ha definitivamente chiuso, in punto di fatto, la vicenda giudiziaria identificando, al di sopra di ogni dubbio, che il Dc-9 sia stato abbattuto da un missile. Ogni contraria ipotesi è stata vagliata ed esclusa, compresa quella della bomba. Con buona pace di chi, ancora a distanza di 35 anni dal tragico evento, prosegue con informazioni deviate ed ipotesi del tutto prive di fondatezza”. Una sentenza attesissima, non solo dai familiari delle vittime che dopo trentacinque anni sono riusciti ad ottenere un risarcimento, ma anche dai media che per anni hanno seguito la vicenda in tutte le sue evoluzioni e in tutte le stravaganti teorie costruite sulla vicenda. Dopo questa sentenza si spera che il “muro di gomma” che in questi lunghissimi trentacinque anni ha avvolto la vicenda, e che ha ispirato il film di Marco Risi del 1991,  sia stato definitivamente abbattuto, si spera che chi per tutti questi anni ha taciuto la verità, chi poteva scoprirla e non si è mosso, chi ha manomesso le registrazioni, cancellato i tracciati radar, bruciato i registri, intimidito i giudici, colpevolizzato i periti, possa ora essere finalmente condannato e sottoposto alla pena che merita.Museo_ustica o-STRAGE-USTICA-MOSTRA-facebook ustica ustica15 620x413xl43-ustica-131022175601_big.jpg.pagespeed.ic.MFAq0agbOe 1980_UsticaArrivoSalmeBologna_02

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