Palermo giorno 1: Haftar arriva, iniziano i lavori

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“Lo facciamo per il popolo libico e perché il popolo libico possa scegliere in via democratica il proprio futuro”. Con queste parole in un videomessaggio da Villa Igiea il presidente Conte dà il via alla conferenza di Palermo per la Libia.

La città è blindata. Sono state chiuse quattro scuole e il perimetro off-limits intorno alla villa è molto ampio. In giornata varie sigle dei centri sociali e del mondo delle associazioni hanno protestato per le vie della città, come sempre in queste occasioni. Questa volta però non siamo a una riunione ristretta dei potenti del mondo. Sono stati invitati certamente i più grandi Paesi, ma il vero ruolo decisivo è ricoperto dagli attori regionali e locali, quasi tutti presenti.

La città risplende sotto un sole caldo. Sembra una giornata di fine estate: è il Mediterraneo, bellezza! L’atmosfera non potrebbe essere più adatta, il tempo non potrebbe essere più clemente in questo crocevia di popoli che è Palermo. Una città che è al centro dello scenario regionale e potrebbe essere ora un punto di svolta nell’evoluzione della delicata vicenda libica.

A Villa Igiea iniziano ad arrivare le prime delegazioni: Algeria, Egitto, Ciad… Ma tutta la giornata scorre in attesa di sapere se il vero attore chiave, il generalissimo Haftar, verrà o no. Smentite e contro-smentite si rincorrono, finché intorno alle 18 arriva la notizia che rassicura tutti i presenti: l’uomo forte della Libia ci sarà, è in volo verso Palermo.

I giornalisti e le troupe televisive sono in fibrillazione. Inviati dal Giappone, dalla Grecia, dall’Inghilterra, dai Paesi arabi scrivono freneticamente alle redazioni. La soddisfazione per la notizia è palpabile: quello che rischiava di trasformarsi in un flop sarà forse degno di essere raccontato.

Iniziano ad arrivare i capi delegazione (qui la lista completa), accolti dal presidente Conte. Tsipras dalla Grecia, Essebsi dalla Tunisia, Tusk dal consiglio europeo…

Dopo la lunga passerella, Conte chiede ai giornalisti: “Conoscete il prossimo ospite?”. “Al Sisi!”, rispondono i giornalisti. “No”, risponde Conte con visibile soddisfazione. Finalmente, infatti, arriva il generalissimo. Si è fatto desiderare come una prima donna, per aumentare il suo potere contrattuale. Conte si trattiene in un colloquio più lungo con lui, discutendo in inglese.

Ma Haftar non si ferma a cena con gli altri delegati: il suo ufficio stampa afferma che lui non partecipa formalmente alla conferenza, ma è qui per incontrare gli altri partecipanti. Insomma, sottili giochi di parole per segnare ampie distanze politiche.

La presenza di Haftar a Palermo è comunque un successo. Conte ha infatti sottolineato che intende cercare l’accordo fra Sarraj e Haftar e proprio per questo ha cercato fino all’ultimo di coinvolgere il generale.

L’Italia ha sempre manifestato l’intenzione di coinvolgere tutte le fazioni in gioco, come testimonia la presenza di vari esponenti delle milizie nelle delegazioni libiche. L’ottica è quella di sostenere il processo di pace Onu. È notevole la presa di distanza dall’atteggiamento egemonico dei francesi, che pretendevano di fissare le elezioni a dicembre. Una data che è ora slittata nelle intenzioni delle Nazioni Unite ad aprile.

Tuttavia, secondo fonti libiche aprile è troppo presto per una consultazione. Quello che ora conta davvero è portare intorno al tavolo i vari attori in gioco. Ed è proprio quello che si sta tentando di fare a Palermo.

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