La Repubblica Criminale di Corea

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Mercoledì 26 settembre, presso la LUISS “Guido Carli” di Roma, il noto giornalista Marco Lupis, ex reporter di guerra ed inviato speciale di numerose testate nazionali ed internazionali, ha tenuto una lezione sull’importanza geopolitica della Repubblica Popolare di Corea.

Tutti noi ci siamo ormai abituati a questo strano soggetto internazionale, una sorta di reliquia della guerra fredda che ogni tanto riesce a spaventarci con le sue testate nucleari. Ma pochi sanno veramente cosa sia la Corea al suo interno, quello che nel suo ventre avviene ogni giorno. Marco Lupis, in quanto grande esperto dell’estremo oriente, reduce da ben due viaggi nella Repubblica Popolare ed autore di diversi libri sull’argomento, ha aiutato gli studenti a fare luce su questa enigmatica Nazione.

dinastia comunista

La Corea del Nord è probabilmente l’unico caso nella storia di una dittatura familiare di stampo stalinista. Il capostipite della dinastia coreana dei Kim, il comandante Kim Il Sung, era stato un celebre combattente contro l’occupazione giapponese della Corea. Dopo la fine della seconda guerra mondiale, Stalin volle favorire la creazione di un regime alleato di Mosca nella regione, e decise di “promuovere” al ruolo di leader il giovane comandante coreano.

Durante il secolo scorso si possono trovare numerosi esempi di leader comunisti fautori di un esasperato culto della personalità. Ma Kim Il Sung decise di declinare questo importante strumento di propaganda a tutta la famiglia, creando ad arte storie gloriose e mitiche imprese assolutamente ridicole, ma che vengono ancora oggi presentate come dottrina di Stato dal regime. Ad esempio, viene insegnato nelle scuole che Kim Il Sung abbia scritto più di 15.000 libri nell’arco della sua vita, e che il figlio Kim Jong Il sia nato senza bisogno di espletare funzioni corporali!

Il titolo ufficiale di Kim Il Sung è quello di “Presidente Eterno”: per quanto possa sembrare assurdo da parte di un regime comunista, nella Costituzione della Repubblica Popolare è scritto che egli continua ad essere formalmente il presidente nell’oltretomba, e che i suoi successori non sono altro che una sorta di presidenti facenti funzione.

un unico immenso campo di concentramento

Dopo la fine della guerra di Corea nel 1953 il Paese è stato sottoposto ad un isolamento totale. La rete telefonica è funzionante solo all’interno dello Stato, non essendo collegata in nessun modo all’estero. E’ praticamente impossibile ottenere un permesso per uscire dal Paese, ed in verità servono permessi anche solo per potersi allontanare dal proprio luogo di nascita. Per moltissimo tempo era pressoché sconosciuto alle masse anche l’uso del computer, ma da qualche anno è stata creata una particolare forma di “intranet” nazionale: nella pratica può essere utilizzato solo per consultare i siti istituzionali e quelli delle biblioteche di Stato.

Come fanno le informazioni a raggiungerci dunque? Nella sostanza, le notizie vengono comunicate dagli organi della propaganda (ma per ovvie ragioni hanno una utilità molto scarsa); alcuni dati interessanti poi vengono raccolti sulla base di quello che viene reso pubblico dai servizi di intelligence internazionali; ma le notizie più significative, scioccanti ed incredibili ci vengono da quei (purtroppo) pochi esuli che riescono a raggiungere altri Paesi dopo una lunga e terribile fuga.

Foto satellitare di uno dei numerosissimi campi di lavoro

Sono loro che ci hanno informato dell’esistenza dei tristemente noti campi di lavoro: l’esistenza di questi campi era stata per molto tempo incerta, ma grazie alle coordinate fornite da questi fuoriusciti i satelliti hanno individuato la loro posizione. Per ora se ne contano diverse centinaia, ma verosimilmente il loro numero è notevolmente superiore. Sono veri e propri campi di concentramento, dove vengono rinchiusi tutti coloro che sono stati accusati, dopo sommari (o inesistenti) processi, di aver attentato alla sicurezza dello Stato. Centinaia di migliaia di persone costrette a lavorare fino alla morte e sottoposte quotidianamente a sevizie, torture, stupri da parte delle guardie. La Corea è ormai da decenni una enorme fabbrica di violazioni dei diritti umani.

“Soprano’s state”

Arrivati a questo punto ci chiediamo, come è possibile che questa mostruosità statale sia ancora in piedi?  Dopotutto stiamo parlando di una Nazione povera, scarsissima di materie prime, con una industria quasi assente (ed in ogni caso destinata al settore militare). La maggior parte del popolo coreano vive grazie ad una agricoltura di sussistenza, e molto frequenti sono le carestie. La scarsità di cibo in alcune regioni è costante e la malnutrizione è una delle piaghe peggiori del Paese. Quasi tutte le risorse devono essere importate dall’estero, specialmente petrolio e carbone, fornite a prezzi di favore dalla Cina e dalla Russia.

Per ottenere i mezzi necessari alla sua esistenza la Corea del Nord si è dovuta reinventare negli anni come un vero e proprio stato criminale. Un giornalista americano l’ha recentemente definita “Soprano’s State”, e l’espressione è divenuta di moda negli Stati Uniti.  E’ risaputo che da molti anni la Corea stampa dollari falsi avvalendosi di tecnici e macchinari talmente sofisticati da riuscire a trarre in inganno perfino la zecca degli Stati Uniti. Vengono chiamati “superdollars”, ed hanno creato non pochi problemi agli americani negli ultimi anni, tant’è che qualcuno a iniziato a supporre che dietro a questa iniziativa ci sia un piano per destabilizzare la moneta americana.

Inoltre la Corea è ormai da svariati anni il maggiore produttore al Mondo di metanfetamine, alla cui produzione vengono costretti interi villaggi del Nord del Paese. E dato che le riserve di cibo sono limitate, è risaputo che parte della “retribuzione” consiste appunto in dosi di stupefacenti, creando un circolo vizioso molto simile a quello verificatosi nello Stato fantoccio del Manchukuò negli anni ’30 (dove l’occupante giapponese aveva costretto alla dipendenza da oppio larghe fasce della popolazione mancese).

Altra notevole fonte di proventi sono i rapimenti: la Corea del Nord da decenni organizza rapimenti in altri Paesi asiatici e non (soprattutto in Giappone) allo scopo di richiedere un riscatto. Questa incredibile vicenda, per molto tempo una semplice supposizione, è stata resa nota dallo stesso Kim Jong Il, padre dell’attuale dittatore, durante la visita del Premier giapponese Koyzumi nel 2002. Da allora il governo giapponese ha stimato in diverse centinaia i cittadini rapiti dalla Corea (benché l’associazione dei familiari dei rapiti sostenga che la cifra si aggiri nell’ordine delle migliaia). I rapimenti venivano effettuati tramite degli speciali pescherecci modificati, che avvicinandosi alla costa rilasciavano incursori incaricati di sequestrare tutti gli ignari che si fossero trovati a passeggiare sulla spiaggia.

interesse politico 

Ma come è possibile che un simile orrore non sia stato ancora spazzato via? Sono stati distrutti interi Paesi per molto meno: ricordiamo l’Iraq, che è stato devastato solo per il sospetto (poi rivelatosi un gigantesco imbroglio) di possedere armi chimiche. Con la Corea abbiamo a che fare con un Paese che possiede l’arma di distruzione per eccellenza, e che continua a minacciare il suo impiego ad ogni stormir di fronda. Perché le altre nazioni non fanno niente?

La verità è che la Corea del Nord, per quanto possa sembrare strano, fa molto comodo agli altri attori internazionali. La Cina utilizza questo piccolo Stato ideologicamente affine come cuscinetto della Corea del Sud. Certo, i rapporti fra i due Paesi comunisti si sono un po’ raffreddati negli ultimi anni, a causa della nota antipatia che corre fra i due leader. Ma poiché la Corea del Sud, sin dalla scelta di campo effettuata agli inizi della guerra fredda, è il principale alleato degli americani nella regione, una riunificazione della penisola consentirebbe agli Stati Uniti di posizionare basi e truppe proprio al confine con la Cina. E questo il Celeste Impero non può assolutamente permetterlo.

Inoltre, anche alla Russia fa comodo poter contare su questo piccolo ma rumorosissimo Paese. Gli interessi geopolitici in Asia della Russia devono fare i conti con il sistema di alleanze creato dagli Stati Uniti con la Corea del Sud e il Giappone. Certo, l’unica nota stonata sono proprio le continue minacce nucleari. Un conflitto nucleare in quella zona avrebbe ripercussioni terribili per tutti i Paesi che si affacciano sul Mar del Giappone. Ma finora sembra che il gioco sia valso la candela.

La cartina aiuta a comprendere l’importantissima posizione della Corea del Nord fra le potenze regionali
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