La rotta a Nord-Est

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Tutti conoscono il celebre “Passaggio a Nord-Ovest”, oggetto di tante imprese e spedizioni del passato ed ormai entrato nell’immaginario collettivo degli occidentali. Ma complice il surriscaldamento globale, gli Stati del Nord del Mondo si stanno preparando all’apertura del Passaggio Nord-Est.

La conseguenza più grave dell’aumento inesorabile delle temperature, come tutti ben sappiamo, riguarda lo scioglimento dei ghiacci polari. Questo fenomeno ha portato ad un progressivo ritiro del cosiddetto pack (cioè del ghiaccio marino), con una conseguente diminuzione di strati di ghiaccio ed iceberg nei corridoi navigabili presenti fra la costa siberiana e le distese artiche.

Nuovi mari da solcare

I bracci di mare che fino a venti anni fa potevano essere navigati solo durante i mesi estivi, e sempre con l’ausilio di navi rompighiaccio, oggi possono divenire oggetto di rotte ben definite aperte tutto l’anno. Rotte che potrebbero in poco tempo diventare le più trafficate dell’emisfero occidentale. Senza contare che una navigazione sicura significa anche la possibilità di effettuare ricerche per lo sfruttamento di risorse geologiche, in primis idrocarburi, di cui il territorio artico è notoriamente ricco ma di difficile sfruttamento.

Ci troviamo in un’epoca in cui, con lo sviluppo delle economie emergenti, sta aumentando esponenzialmente la richiesta di fonti di energia, ma allo stesso tempo i canali di Panama e Suez hanno quasi raggiunto la loro capacità massima. Queste nuove rotte porterebbero un duplice vantaggio: permetterebbero alle merci europee da e per l’estremo oriente di raggiungere i porti di destinazione con svariati giorni di anticipo; inoltre, porterebbero ad un esponenziale incremento del traffico commerciale russo e cinese verso l’Occidente.

CIna e russia utilizzatori privilegiati

La Cina è stata una delle prime a studiare i possibili sviluppi, con ben chiari gli obiettivi posti dalle “Nuove vie della seta”. Già nell’agosto del 2013 la nave mercantile Yong Sheng, salpata dal porto di Dailan e diretta a Rotterdam, aveva mostrato la possibilità di affrontare il percorso in sicurezza, senza l’ausilio di una nave rompighiaccio.

La navigazione nei mesi invernali, invece, sarà possibile grazie all’utilizzo di nuove classi di navi mercantili rompighiaccio, di cui la Cina ha già avviato la progettazione e la messa in cantiere. Un progetto simile viene portato avanti anche dalla Russia, che al momento possiede la più grande flotta di rompighiaccio del Mondo, superiore alle quaranta unità.

Inoltre, il primo di settembre la compagnia danese “Maersk”, specializzata in trasporti marittimi, ha annunciato che una delle sue navi compirà un viaggio di prova, dalla Cina alla Danimarca, con lo scopo di raccogliere dati. Il viaggio dovrebbe terminare verso la fine del mese. Ma ad ogni modo, non bisogna lasciarsi ingannare. Il fatto che questi viaggi siano possibili, non significa anche siano anche di facile realizzazione. Lo sviluppo dei mezzi e delle competenze adeguate richiederà ancora molti anni per vedere le navi mercantili attraversare regolarmente il paesaggio artico.

rischio ambientale

Nel frattempo, organizzazioni ambientaliste di tutto il Mondo continuano a mettere in guardia circa le conseguenze per l’ecosistema artico. Purtroppo, i motori delle navi commerciali sono ancora particolarmente inquinanti, ed un traffico massiccio di navi su quelle coste potrebbe arrecare enormi danni alla fauna sul lungo periodo. Per non parlare del relativamente alto pericolo di incendi lungo la rotta, con conseguente sversamento di carburante (o altri materiali inquinanti), che avrebbe un effetto devastante in un ecosistema rimasto ancora immacolato.

 

Fonte: Limes
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