Amianto killer – A Palermo respirare è pericoloso

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L’amianto a Palermo si trova dappertutto, sugli edifici pubblici, sulle scuole e sulle abitazioni private. A dimostrarlo recentemente anche la Corte di Cassazione durante il Processo Fincantieri, che ha confermato la condanna per omicidio colposo di tre ex dirigenti, processati per il decesso di 37 operai dello stabilimento Palermitano, uccisi dall’esposizione alla fibra killer. Scandalosa la presenza di eternit anche nel frequentatissimo Parco Cassarà, dove si aspetta ancora la rimozione dei frammenti di amianto presenti nella cosiddetta area verde. Anche la sede del Ciapi di Palermo si trova in serio pericolo. Il luogo, in cui si incontrano ogni giorno gli addetti, gli operatori ed i giovani che svolgono i colloqui orientativi, si trova a due passi da una vera e propria discarica a cielo aperto. Ed ancora in molti angoli della città, in prossimità dei cassonetti, s’intravedono lastre frammentate di eternit. I sacchi sono forati ed i frammenti sono sparsi sulla strada. Tubi in amianto sono affiorati anche dalla spiaggia Ciammarita a Trappeto, dove gli abitanti temono di mettere piede sulla sabbia durante l’imminente stagione balneare. E poi Monreale, divenuta ormai una “bomba ecologica” pronta a scoppiare. Una situazione che nel palermitano, a parte l’emergenza rifiuti, vede ovunque discariche abusive, e tra esse l’amianto è quasi sempre presente.

Solo in Sicilia si stimano dai 40 ai 50 milioni di metri quadrati di tetti in eternit. Un argomento strettamente affrontato dalla Cgil Sicilia, che nella giornata mondiale sulla sicurezza e sulla salute sul lavoro, ha indetto una conferenza stampa a Palermo per dar vita ad una campagna finalizzata all’eliminazione del rischio amianto in Sicilia. Solo 13 mila le tonnellate di amianto rimosse sull’isola negli ultimi 5 anni, con la conseguente quanto mortificante stima di circa 100 vittime per cause legate a questo materiale. Troppe le difficoltà che appaiono dunque, attorno all’eliminazione dell’amianto. Una di queste è quella dello smaltimento, vittima a sua volta della mancata costruzione di un impianto, come previsto dalla legge regionale. A questo punto, quando la legge esiste e i morti ci sono, cosa si celerà mai dietro questa difficilissima dismissione dell’amianto?

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