Byoblu, il gigante italiano dell’informazione alternativa

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Negli ultimi anni l’informazione tradizionale ha vissuto mutamenti traumatici: l’impatto del digitale, il disaffezionamento dei lettori, la perdita di credibilità. In questo milieu mediatico-culturale sono emersi nuovi media, blog e tv online, che spesso sono riusciti ad attrarre un ampio pubblico e a fornire un servizio di qualità.

È il caso di Byoblu, un blog e canale Youtube fondato nel 2008 che va avanti solo grazie alle donazioni dei suoi lettori. Un esperimento diventato un unicum nel panorama dei blog italiani, grazie a un grande lavoro di approfondimento su vari temi (dall’economia alla geopolitica), che ha portato Byoblu a oltre 200mila iscritti. Per capire meglio questa realtà abbiamo intervistato il suo creatore, Claudio Messora.

D: In una frase cos’è Byoblu?

R: Informazione onesta, libera e consapevole.

 

D: Com’è riuscita Byoblu ad acquisire credibilità e a diventare quasi un gigante dell’informazione alternativa?

R: Tanto lavoro, tanti sacrifici, nessuna subordinazione a obiettivi particolari. Tanta incoscienza, nessuna paura di condizioni economiche disagevoli e la libertà di poter proporre contenuti e personaggi anche al di fuori del cosiddetto mainstream, perché non dipende da nessuno se non dai suoi lettori, che io chiamo gli editori di Byoblu. Sono coloro che donano.

messora byoblu
Claudio Messora

D: Come vede il confronto con tv tradizionali, per esempio la Rai?

R: Io credo che il ruolo dell’informazione alternativa e indipendente sia essenziale in una democrazia, perché funge da alimentatore che porta alla ribalta temi e personaggi che altrimenti non avrebbero spazio, ma che spesso invece hanno cose importantissime da dire. Ne sono una prova i personaggi che, usciti da Byoblu, sono riusciti poi a conquistare il consenso e adesso ricoprono posizioni importanti, per esempio Marcello Foa (presidente della Rai), Alberto Bagnai e Claudio Borghi (rispettivamente presidenti di commissione Bilancio e Finanze di Camera e Senato), molti sottosegretari. Cioè l’informazione libera e indipendente può portare alla ribalta del mainstream – che diversamente si arroccherebbe sulle sue posizioni fatte dei soliti editorialisti, dei soliti commentatori, delle solite notizie impostate in un certo modo, le quali rappresentano anche una prigione dorata del giornalista – nuovi temi che poi assurgono al diritto e all’onore delle cronache.

 

D: Byoblu si complicherà dal punto di vista istituzionale o resterà un blog?

R: Sto costruendo la nuova Netflix dell’informazione libera e indipendente, con due sedi, Milano e Roma, degli studi, spazi più grandi, che rappresenterà l’evoluzione di Byoblu. Byoblu resterà comunque libera e indipendente da qualunque influenza politica e da qualunque inserzionista facoltoso. Resterà un luogo in cui i cittadini si finanziano l’informazione che gli serve, ma sarà ancora più bella.

 

D: Per concludere, secondo te le tv assumeranno il modello Byoblu o sarà Byoblu che si adatterà un po’ di più al modello televisivo?

R: È una contaminazione reciproca. Il linguaggio televisivo, la forma, la veste grafica, sono importanti per acquisire autorevolezza, però i contenuti sono comunque la parte più importante. Uno può paradossalmente dire delle verità gigantesche in canottiera ed avere un riscontro eccezionale oppure può dire delle fesserie incredibili in giacca e cravatta davanti a una telecamera da 50.000 euro e lo stesso fare la figura del cioccolataio. Io credo invece che, per forza di cose, le persone si rivolgeranno sempre di più all’informazione libera e indipendente che si può trovare in rete.
Le televisioni e i giornali mainstream, se sapranno adeguarsi al nuovo linguaggio e alla nuova libertà, potranno interagire proficuamente con la libera informazione traendo spunto, personaggi, temi e potendoli sviluppare con la potenza economico-produttiva e la professionalità che solo loro sanno mettere in campo. Se viceversa continueranno ad arroccarsi in una prigione dorata, molto probabilmente concederanno sempre più spazio a un terreno tutto intorno in cui i cittadini si riconosceranno e abbandoneranno le tv generaliste e i grandi giornali. Quindi io credo, auspico e spero in una integrazione proficua, dove il meglio delle due realtà possa interagire nell’interesse dei cittadini.

 

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