FILM: Il filo nascosto ~ Voglio che mi fermi

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Regista non esattamente prolifico (8 lungometraggi in 21 anni), Paul Thomas Anderson non è uno che sceglie i soggetti a caso. Sebbene sia tacciabile di snobismo, è forse la ragione che lo colloca fra i migliori autori della sua leva. Forte – sul serio! – della seconda collaborazione (dopo il nerissimo Il petroliere) con l’attore Daniel Day-Lewis, ancor più parsimonioso e ormai superlativo (a sentir lui, sarebbe il suo film d’addio), il cineasta, anche autore dell’elegante script, gli confeziona un ruolo su misura e lo piazza in un contesto (la Londra degli anni ’50) magnificato dalle inclite scenografie di Mark Tildesley e dai costumi sontuosi (e d’altronde fondamentali) di Mark Bridges. Nei credits manca di proposito una voce riguardante la fotografia (o cinematografia, come la definiscono i numi del settore), che Anderson ha scelto di curare personalmente, quasi non volesse richiamare l’attenzione su cromatismi e illuminazioni comunque cuciti alla narrazione.

Reynolds Woodcock è uno stilista di prima grandezza, conscio della sua bravura e, a latere, delle proprie eccentricità connesse a rituali. Un genio nel suo campo, non a caso richiestissimo da dive e principesse. I delicati affari sono gestiti dalla diplomatica sorella Cyril (la minuziosa Lesley Manville, fra le interpreti favorite di Mike Leigh), attenta a qualsiasi esigenza dell’artista, il quale, assai legato alla defunta madre, è peraltro circondato sempre da donne, si tratti di clienti o di lavoranti. Non gli mancano le amanti, ma s’intuisce che, per quanto s’affezionino, gli vengono presto a noia. Finché gli occhi dell’indefesso sarto di lusso non si posano su una cameriera, Alma (la lussemburghese Vicky Krieps, compostamente dirompente grazie a un aspetto comune solo in apparenza). Non occorre un lungo corteggiamento, i due sembrano riconoscersi. Lui intuisce che quella figura un po’ dimessa può essere ben più della solita musa intrinsecamente difettosa e diventare la sua vera estensione femminile, il complemento ideale, istintivo, proattivo, all’occorrenza esecutivo (vedi la sequenza dell’abito da recuperare), insomma ciò che manca alla pur zelante Cyril (i cui “poteri”, noteremo, sono limitati). Alma coglie – magari all’inizio vagamente – tutto questo, trasformandosi addirittura nell’unica persona in grado di porre un freno – costi quel che costi – alla febbrile attività di Reynolds, con “graditi” (e dimostrativi, per quanto casuali) effetti collaterali sulle sue creazioni. Un rapporto conflittuale, affilato, per entrambi progressivamente consapevole, proteso a tagliare fuori il mondo. Morboso e così insinuante che nemmeno te ne accorgi.

Il filo nascosto (Phantom Thread, USA, 2017) di Paul Thomas Anderson con Daniel Day-Lewis, Vicky Krieps, Lesley Manville, Gina McKee, Brian Gleeson

Massimo Arciresi

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