Le Cime tempestose di Emily Brontë

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Non aspettatevi la classica storia d’amore fatta di passione, sogni, fiori di rosa, cieli azzurri e lieto fine. “Cime tempestose” è tutt’altro, è una storia di odio e vendetta.

Pubblicato per la prima volta nel 1847 con lo pseudonimo di Ellis Bell, “Cime Tempestose” è l’unico libro scritto da Emily Brontë. Non accolto subito con grande favore dalla critica, all’inizio venne anche erroneamente attribuito alla sorella Charlotte – che nello stesso anno aveva pubblicato “Jane Eyre” sotto il nome di Currer Bell. Il libro fece scandalo, venendo considerato brutale e violento. Nell’edizione uscita postuma, curata da Charlotte, la sorella interviene a suo favore scrivendo una prefazione nella quale sostiene che le incomprensioni e le critiche erano dovute alla mancanza di familiarità dei lettori con l’autrice e il suo ambiente.

Comunque, il titolo è preso da una delle tre principali ambientazioni che ritroviamo nel romanzo, Wuthering Heights, nella brughiera dello Yorkshire. La struttura del racconto è a matriosca ed è simmetrica. I personaggi si dividono in due generazioni: la prima raccontata nei primi 17 capitoli, la seconda nei successivi 17. I primi 3 capitoli ci fanno da cornice iniziale, così come gli ultimi 3 da conclusione. La narrazione inizia in medias res: è il 1801 e attraverso il nostro narratore, Mr Lockwood, conosciamo subito il signor Heathcliff, Hareton Earnshaw e Cathy Linton. Grazie ad un narratore interno, la governante Ellen Dean (chiamata anche Nelly), ci viene raccontata tutta la storia dei personaggi che parte nel 1777.

Cosa accade a Wuthering Heights

Tutto inizia quando Mr Earnshaw, il proprietario originario di Wuthering Heights, porta a casa un orfano a cui dà il nome di Heathcliff. Si instaurano rapporti diversi con i due figli del proprietario: di amore con Catherine e di odio con Hindley. Questo è proprio il tema centrale del romanzo, la storia d’amore tra i due giovani. Storia che viene ostacolata in tutti i modi, anche quando Catherine si sposerà con Edgar Linton, ma che non finirà mai. Può sembrare la classica trama di un romanzo rosa, ma non è così. C’è sì passione, ma è distruttiva; c’è amore, ma è ossessivo, morboso, malato; c’è un sentimento forte, ma è spietato e corrosivo. Questa è una storia d’odio, una storia di vendetta – che Heathcliff cova fino alla fine dei suoi giorni – una storia in cui Emily Brontë mette in luce il lato cattivo delle persone. Heathcliff è un uomo passionale ed estremamente vendicativo: per tutta la sua vita non fa altro che amare furiosamente Catherine e contrastare il fratellastro Hinldey. Non ha altro scopo se non danneggiare gli altri: la cognata, nonché moglie, Isabella Linton; la figlia della sua amata, Cathy; il figlio Linton e il nipote Hareton. Catherine Earnshow è uno spirito libero e infantile. Sposerà Edgar solamente per convenienza, ma, continuerà ad amare Heathcliff così tanto da ammalarsi e morire.

«Il mio più grande pensiero nella vita è lui. Se tutti quanti morissero, e non restasse che lui, io continuerei ad esistere; e se tutti gli altri restassero in vita, e lui venisse annientato, l’universo mi diventerebbe completamente estraneo. […] Il mio amore per Heathcliff somiglia alle rocce eterne sottoterra: ne viene poco piacere visibile, ma è necessario. Nelly, io sono Heathcliff! Lui è sempre, sempre nei miei pensieri: non è un piacere, come io non sono sempre un piacere per me stessa, ma è il mio stesso essere»

Cathy Linton, invece, è come se fosse una copia migliorata della madre. Ha ereditato il suo spirito libero, ma anche la gentilezza del padre. Chiudendo un cerchio immaginario che si era aperto con la prima Catherine, Cathy riesce a coronare il suo sogno d’amore con Hareton.

Il talento di Emily Brontë

Nonostante questo finale felice, l’atmosfera del romanzo è cupa, le tinte sono fosche e i personaggi sono caratterizzati quasi tutti in negativo. Ma proprio in questo sta la forza di questo libro. Nel modo in cui riesce a catapultarti in questo mondo. Nella minuzia della descrizione di Heathcliff. Nella bravura nel mostrare l’altro lato della medaglia, quello in cui l’amore non è rose e fiori. Nella maestria di come è gestita la narrazione. Nell’ironia, a tratti tagliente, utilizzata dal personaggio di Nelly.

Nella storia inoltre ci sono episodi soprannaturali che non vengono mai spiegati e lasciano un alone di mistero e ambiguità. Ad esempio Heathcliff dice di essere perseguitato dallo spettro di Catherine e dopo la sua morte, alla fine della storia, la gente del posto afferma di aver visto vagare per la brughiera gli spiriti dei due innamorati tenendosi per mano. Torna così la pace a Wuthering Eights e quello che noi possiamo dire è che quello di Emily è un vero e proprio capolavoro. La Brontë non ha avuto la fortuna di vivere a lungo e poterci donare altro, ma, quello che rimane è la sua genialità. Colpisce come sia riuscita ad andare così a fondo nella scrittura della pische umana nonostante il suo carattere poco socievole e la sua vita ritirata. In una sola opera, scritta in giovanissima età, sorprende la sua abilità, il suo spirito di osservazione e la sua indiscutibile bravura.

“Di qualunque cosa siano fatte le nostre anime, la sua e la mia sono uguali”

 

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