Palermo: l’alluvione fra morte e salvataggi

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Sono ore drammatiche in tutto il Paese. Il maltempo ha sferzato da nord a sud l’Italia, che ora si stringe attorno alle famiglie delle vittime e a chi ha perso tutto. Ricominceremo, come sempre, con la tenacia che ci contraddistingue. Ma questa volta è davvero difficile.

Un supermercato in Val d’Aosta. Due signore parlano fra loro in dialetto. Si capisce però qualche parola: “Hai sentito di quello che è successo a Palermo?”. Anche qui, nell’estremo nord, c’è commozione per delle vite spezzate in modo tragico dalla furia della natura.

È sera quando il fiume Milicia nel Palermitano si gonfia ed esonda, ingrossato dalle piogge. La marea di fango travolge tutto quello che incontra e raggiunge varie abitazioni nelle vicinanze.

A Casteldaccia è la strage. In una villetta a 300 metri dal letto del fiume una famiglia sta passando una tranquilla serata insieme, quando la furia dell’acqua raggiunge la casa, irrompe dentro e spezza i vetri delle finestre. Giuseppe Giordano viene trascinato via nel fango, fuori dall’abitazione, e si aggrappa disperato a un albero, a cui resta abbrancato per oltre due ore. “Ho visto le vetrate diventare scure, la luce è andata via, uno strato di fango si muoveva sul pavimento – racconta alla stampa – Ci siamo spostati nella stanza accanto. E qui c’era mio figlio Federico che aveva in braccio la sorellina Rachele. Ci penso io, mi ha detto. Poi ho aperto la porta e non c’è stato più scampo”.

Nove persone restano vittime della tragedia, fra i quali tutta la famiglia di Giordano: Rachele Giordano, di 1 anno; Francesco Rughò, 3 anni; Federico Giordano, di 15 anni; la madre Stefania Catanzaro, 32 anni e moglie di Giordano; il nonno Antonino Giordano, 65 anni, e la moglie Matilde Comito, 57 anni; il figlio Marco Giordano, di 32 anni, e la sorella Monia Giordano, di 40; Nunzia Flamia, 65 anni. Una tragedia immane.

Il sindaco di Casteldaccia afferma che la “casa travolta dal fiume era abusiva e pendeva dal 2018 un ordine di demolizione del Comune, che è stato impugnato dai proprietari dell’immobile davanti al Tar”. Ma la famiglia era in affitto nell’immobile e non sapeva della sua pericolosità.

Ma, accanto alla tragedia, emergono anche gesti eroici che hanno permesso per un soffio di evitare altre stragi.

È quanto accaduto ad Altavilla Milicia, il comune confinante a Casteldaccia, dove la Polizia ha tratto in salvo sette persone dalla violenza del fango. La sera del 4 novembre la volante dell’Ufficio Prevenzione Generale  “Settecannoli”   e la volante “Zisa” del Commissariato, ricevono dalla centrale operativa l’ordine di portare aiuto alla famiglia Pizzo, rimasta intrappolata dal fango nella propria abitazione. Mentre si reca verso la casa, la prima volante incontra un’auto trascinata da un fiume di fango, con due persone all’interno. I due malcapitati vengono portati al sicuro e affidati alle cure della protezione civile, ma bisogna ancora trovare un modo per raggiungere l’abitazione sommersa dal fango. Le strade sono impraticabili e i tentativi di arrivare al luogo con le auto vanno a vuoto.

I poliziotti  però non si perdono d’animo e al buio si fanno strada fra l’acqua e il fango, riuscendo infine a raggiungere la casa guidati dalle grida degli abitanti. La luce non c’è più, la casa è allagata e i quattro della famiglia Pizzo sono traumatizzati. Gli agenti li traggono in salvo con l’aiuto di un mezzo dei vigili del fuoco e riescono poi a salvare anche un’altra donna, che si trova nell’abitazione vicina.

Un’operazione svolta non solo con successo, ma anche con coraggio, in cui gli agenti per salvare la vita altrui hanno messo a rischio la propria. In mezzo alla morte e alle tragedie le forze dell’ordine danno mostra di un senso del dovere e di una solidarietà che sono da esempio per tutta la nazione e ci confortano in questi momenti di dolore collettivo.

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